Fotografia di un voto

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Person voting

Sebbene il dibattito sull’entrata o meno nella Terza Repubblica sia vivo e non trovi risposte univoche, le elezioni dello scorso quattro marzo hanno innegabilmente segnato un terremoto nel panorama politico italiano. Dei tanti dati significativi, uno su tutti emerge: la scomparsa della sinistra. Il partito Democratico ha toccato con il 18% il suo minimo storico, mentre le altre forze minoritarie non sono riuscite ad intercettare l’elettorato e hanno ottenuto risultati al di sotto delle aspettative. Evidentemente chi ha sempre votato a sinistra non si sente più rappresentato da questo Pd, portato dal suo dimissionario segretario su una linea ben diversa da quella tradizionale; al di là del giudizio sulla sua politica, non si può non reputare biasimevole il comportamento post voto, con la più assoluta incapacità mostrata da Renzi di fare autocritica e cambiare rotta, provando a capire anche perché il Pd ha perso milioni di elettori.

Sentir ripetere lui e suoi fedeli “non faremo inciuci” e “opposizione o nulla” suona molto ipocrita, visto che a pronunciare queste parole sono coloro che pur di governare non si sono fatti scrupoli ad accordarsi con i vari Alfano, Verdini e Berlusconi. Piuttosto il Pd dovrebbe riflettere sul successo elettorale di una forza come i 5 Stelle, in grado di intercettare molti voti a sinistra. Non si può liquidare la questione dicendo che i grillini sono populisti, o che essi sono l’odio che si contrappone all’amore del Nazareno ( Pdl ti rimembro ancor…). Anche la Lega è cresciuta esponenzialmente, e se da una parte è vero che deve il suo successo ad una campagna xenofoba volta a alimentare le paure e gli istinti più bassi, dall’altra è innegabile che essa sia riuscita ad ottenere la fiducia di quei ceti popolari che sulla carta dovrebbero essere rappresentati dalla sinistra, ma che nei fatti fanno molta fatica a ritrovarsi in questo Pd.

Anche nei risultati di Impruneta l’andazzo nazionale ha trovato conferma: se si analizzano i dati delle politiche del 2013, si osserva come la Lega sia volata dallo 0,5% all’11%, e come i 5 Stelle abbiano incrementato, anche se di poco, il già buon risultato di cinque anni fa. Pur essendo sempre il primo partito, il Pd ha avuto un calo notevole: infatti rispetto al 2013 ha perso alla Camera circa 800 voti, passando da 4334 a 3526, mentre al Senato ben quasi 900 voti, passando da 4201 a 3313. E’ chiaro che le elezioni politiche sono tutt’altra cosa rispetto alle elezioni comunali, e che i ragionamenti che si fanno per l’una valgono solo in pochissimi casi per l’altra; però la tendenza del Pd a perdere consensi è cementificata nel nostro comune da un quindicennio, e ad un calo nazionale ha fatto sempre seguito un calo locale: infatti nelle comunali 2013 il Pd perse circa 2000 elettori rispetto alle comunali del 2008, dimezzando il proprio consenso. Sulla base di ciò non possiamo dunque che guardare con speranza alle elezioni di maggio. Qui da noi non è tanto un problema di identità di partito, visto che il Pd governa bene in quasi tutti i comuni limitrofi, da Tavarnelle a San Casciano a Bagno a Ripoli. Purtroppo però all’Impruneta, come in una nuvola di Fantozzi, il Pd esprime da anni figure incapaci di amministrare: è il tempo giusto perché se ne vadano all’opposizione.