Filorosso e le Storie di uomini

    Filorosso e le Storie di uomini

    Introduzione al nuovo ciclo di Filorosso: una serie di viaggi tra le storie dei migranti, singoli uomini e non statistiche da telegiornale

    539
    0
    CONDIVIDI

    Filorosso è tornato e come sempre, quando c’è un ritorno, si ha la voglia e l’energia per cercare di fare un passo in più, di arrivare ad un livello più alto o almeno, se non per la scrittura, per il messaggio che si tenta di condividere. A questo si deve il ciclo di articoli che oggi si apre, o che meglio oggi si introduce: Filorosso e le Storie d’uomini. Un ciclo di articoli guidati da un solo obiettivo e da un solo pensiero: raccontare le storie di alcuni uomini (ci occuperemo solo del lato maschile perché di quello ho la possibilità di raccontarvi) che decidono di lasciare la propria casa per intraprendere un viaggio. Un viaggio difficile, per molti versi incredibile, e che spesso, come vedremo, li porta a perdere la possibilità di sentirsi davvero uomini. Questo ciclo di racconti, che racconti non sono ma storie di vita, è reso possibile dalla fortuna di fare un lavoro in cui ti trovi continuamente a contatto con questi sopravvissuti, questo il termine giusto da usare, e in cui spesso vedi momenti di rinascita, o meglio di riscoperta, di un’umanità che era stata sotterrata dalle sofferenze e dalle difficoltà incontrate.

    Perché dunque lanciarsi in questo ciclo di racconti che ci impegnerà per molte settimane? Qual è l’obiettivo? E qual è il valore filosofico di tutto questo? A mio avviso quando la maggior parte dei partiti e delle discussioni, sopratutto adesso che ci avviciniamo al voto, si basa sull’analisi di numeri, di sbarchi, di accolti, di accettati, di non accettati, di morti, di degni di avere i documenti e di coloro che non lo sono, senza mai e dico mai fare riferimento al fatto che dietro quei numeri, dietro quelle statistiche, dietro quei canoni per poterli dichiarare degni di protezione umanitaria o meno, si nascondono uomini. Attenzione, singoli uomini e non maliani, senegalesi, camerunensi, Gongja, ghanesi etc. Uomini. Singoli. Con singole storie e singole difficoltà.

    Ogni migrante che arriva nel nostro paese, in uno/due anni, deve presentarsi davanti ad una commissione che valuterà se la sua storia sia o meno degna di ricevere protezione umanitaria, o protezioni affini come quella sussidiaria. Se il parere della commissione è negativo ha la possibilità di fare ricorso. In questa seconda sede, sopratutto con le novità introdotte dal decreto Minniti, conterà non soltanto la storia personale ma anche ciò che ha fatto in Italia: corsi di lingua, lavoro volontario etc. Novità importantissima che danno speranza a tanti ragazzi di poter essere, almeno per i meriti dimostrati qui, accolti. Per questo sistema spesso, purtroppo, anche noi che continuamente siamo a contatto con queste persone, tendiamo a categorizzare così come tende a fare l’opinione pubblica: i senegalesi non hanno guerra in patria, è più difficile che ricevano la protezione, i maliani non possiamo saperlo sono sempre un terno a lotto, dal Burkina Faso possiamo sperare se hanno avuto problemi religiosi, dalla Siria è sicuro etc etc. Per combattere queste categorizzazioni, che sono presenti sia nell’opinione pubblica che in noi addetti ai lavori, è importante a mio avviso riportare tutto a quello che davvero è: dunque storie di uomini, uomini che la vita ha messo di fronte a scelte inumane, costringendoli (COSTRETTO) ad abbandonare affetti e paese d’origine per cercare qualcosa di meglio. Uomini che spesso volevano soltanto lasciare l’insicurezza della propria casa e che neanche sapevano cosa fosse l’Italia, entrati poi in quel meccanismo che è la tratta, di cui vedremo abbondanti esempi, e involontariamente sono finiti in un barcone destinazione o morte o Europa.

    Storie difficili, tempo uniche eppur simili alle altre. Dare di nuovo un volto e umanità ai singoli, non solo parte di statistiche che rendono inquieti o che fanno nascere nuovi inutili razzismi, ma persone con storie, sguardi, volontà e difficoltà. Sperando, nel nostro piccolo, di dare un contributo ad una cultura di tolleranza e comprensione. Alla prossima settimana, con le nostre storie di uomini…