Filorosso e le avanguardie: dadaismo e surrealismo

Filorosso e le avanguardie: dadaismo e surrealismo

Terzo appuntamento del ciclo di Filorosso dedicato alla ricerca dei corrispettivi filosofici delle avanguardie novecentesche, argomento dei quattro incontri organizzati da Art Art Impruneta

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Aspettando il terzo appuntamento del ciclo di incontri di Art-Art Impruneta (qui i dettagli del programma completo) Filorosso continua a seguire “da lontano” la serie di eventi affrontandone la terza fase storico-artistica: dadaismo e surrealismo. Iniziamo dal primo di questi movimento, cercando di scoprire, come sempre, quali possano essere le basi ideologiche, filosofiche e culturali che hanno portato alla nascita di questo stravagante, ma fondamentale, percorso artistico e culturale.

Primo elemento: parlare di ideologia, come in effetti ho fatto io, è già un errore fondamentale per qualsiasi individuo voglia approcciarsi al mondo Dada. Il dadaismo nasce, infatti, proprio con il dichiarato obiettivo di separarsi, di combattere e di superare qualsiasi ideologia, qualsiasi logica, qualsiasi retaggio tipico del mondo culturale e polirtico, in particolare quello europeo, che aveva causato la prima guerra mondiale. È, dunque, un movimento di protesta (semplificando molto il suo valore artistico e culturale) che critica l’arte, le ideologie e la cultura nel suo complesso attraverso una non-arte, rappresentando tutto ciò che si distanzia dalla tradizione e dalla logica precedente. Detto questo, possiamo trovare in filosofia un corrispettivo del tempo altrettanto rivoluzionario? Esiste un pensatore che abbia avuto lo stesso desiderio di abbandonare le logiche tradizionali che avevano avuto così nefaste conseguenze? A mio avviso la risposta è che mai come in questo caso sia lo stesso movimento artistico ad essere esso stesso esempio lampante di filosofia vera e propria. Il loro impegno, infatti, nel dimostrare come il paradiso razionalistico e idilliaco proposto dai pensatori dell’ottocento fosse nient’altro che un’illusione (basti pensare all’evoluzione dello spirito di Hegel e al suo compimento, secondo il pensatore tedesco, proprio nella sua filosofia e nel suo tempo). Il mondo Dada, a mio avviso, non può che essere spiegato facendo riferimento alla disillusione che la Grande Guerra e l’inizio del novecento, il secolo storicamente più complicato per l’Europa, avevano provocato in questi giovani artisti-pensatori. Arte che, mai come in questo caso, si fa filosofia e urla al mondo di inizio novecento: “il paradiso razionale a cui credevate non esiste!” iniziando, con fine umorismo e una nuova concezione artistica, una vera a propria critica filosofico-culturale.

Il secondo movimento in esame oggi è quello del Surrealismo. Esso può a tutti gli effetti essere considerato come la naturale evoluzione del dadaismo, suo figlio e discepolo che, come il movimento maestro, non poteva non fondere filosofia, critica sociale e arte. Nel caso del Surrealismo, ancora di più che nel Dadaismo, possiamo trovare un vero e proprio fondatore teorico nel poeta, saggista e critico d’arte André Breton e comprendere dal suo percorso quale fosse il clima e la filosofia che lo hanno animato fin dalla sua origine. Breton, allievo del filosofo francese Cresson, ha una vera e propria svolta filosofica-culturale quando incontra il pensiero di Freud (che, come abbiamo visto in questi tre filorossi, ha influenzato notevolmente tutti i movimenti dell’epoca): in quel momento, infatti, comprende che uno dei grandi errori della filosofia e dell’arte precedente a quella dadaista era stato proprio quello di non aver dato abbastanza spazio all’inconscio, parte ineliminabile e fondamentale, a suo avviso, dell’essere umano. Per questo il surrealismo, di cui Breton può a tutti gli effetti essere considerato il padre teorico, si pone un obiettivo dichiarato nello stesso manifesto del movimento che l’autore francese si incarica di scrivere: «il surrealismo è quell’automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, o verbalmente, o per iscritto, o in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza d’ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori d’ogni preoccupazione estetica o morale». In questa breve definizione è riassunta l’essenza stessa del surrealismo: un movimento che si basa su automatismi artistici (che siano pittorici, poetici o scultorei) che vogliono, senza filtri razionali, rappresentare la vera natura dell’essere umano e del suo pensiero, senza alcun limite posto dalla logica, dalla moralità e dall’estetica. Un movimento artistico che, dunque, nasconde ancora una volta un grande insegnamento filosofico: l’esigenza, in un momento storico così difficile, di rappresentare l’essere umano e il suo pensiero per quello che davvero è, per la sua vera e inconscia natura…

Fonti:

  • T. Tzara, Manifesti del Dadaismo, Ghibli Editore, 2014

  • A. Breton, Manifesti del Surrealismo, Einaudi, 2003

  • S. Freud, L’interpretazione dei sogni, trad. D. Idra, Mondadori, 2012

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Dal 1992 su questa terra, laureato in Filosofia ed impegnato socialmente. In camera, dentro ad una cornice, conservo la memoria di Voltaire, filosofo ispirato e d'ispirazione.