Le scuole, un pezzo mancante del puzzle imprunetino

    Le scuole, un pezzo mancante del puzzle imprunetino

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    Giustamente al paesello l’argomento “scuole” si trova quasi sempre nella top 10 delle chiacchiere preferite dei paesani. C’è chi fa spallucce, chi alza gli occhi al cielo, chi ormai ha perso le speranze, chi scuote la testa e chi, come me, ogni volta che ne sente parlare, prova quella strana sensazione di triste malinconia.

    A prescindere da tutta la burocrazia, dai mille comunicati, dai fogli, dalle firme, dai nomi e da tutto quello che vi pare, parlandovi da persona nata e cresciuta per queste viuzze, dico che le scuole mancano al paesello, rappresentano un pezzo del puzzle imprunetino troppo importante per essere lasciato in disparte.

    Non lo dico per dire ma sostengo questo discorso perché come tanti altri, ho avuto la fortuna di poter fare le scuole qui, sia le elementari che le medie e chiaramente anche l’asilo, nella stanza verde (avevate dubbi fossi nel colore verde?) con la meravigliosa maestra Antonella.

    Oltre che ad essere “triste” il fatto che un piccolo imprunetino non possa andare nella scuola del proprio paese, credo che anche a livello organizzativo sia un po’ un “disagio” perché i pulmini non costano affatto poco, parliamoci chiaro, ed io, come quasi tutti, suonata l’ultima campanella, facevo il mio zainetto ed insieme ai miei compagni tornavo a casa a piedi. Lo so che agli occhi di tanti potrà sembrare una sciocchezza ma rendetevi conto che la vita di oggi è estremamente frenetica e per i genitori di paese era una grande comodità, mentre adesso è una vera “bega” proprio perché in qualche modo devono riuscire ad organizzarsi per andare a prendere il figlio.

    “Essere di paese” vuol dire anche questo, ci sono ricordi legati a quelle scuole che mi accompagneranno in tomba, come quando per esempio ci portavano in “Caldaia” per studiare le piante, la vegetazione, le foglie, le rocce, oppure quando la settimana della Fiera dell’Impruneta, dalle finestre delle aule si vedevano tutte le giostre che aspettavano solo noi. Ci lanciavamo sguardi scintillanti e scalpitanti in attesa di sentire quel fatidico “Driiiiiin”, scendere le scale alla velocità della luce, varcare quel portone e correre a divertirci tutti insieme mangiando un panino al volo.
    Un’altra cosa indimenticabile era l’uscita di scuola del sabato mattina, perché da sempre all’Impruneta è il giorno del mercato e quando imboccavamo la piccola salita per arrivare alla Piazza piena di bancarelle, non appena si girava l’angolo, ecco che le narici inspiravano inevitabilmente quell’odore inconfondibile di pollo fatto alla griglia, di patatine e di panini al lampredotto. Tutte piccolezze penserete e probabilmente lo sono ma credo fortemente che le scuole, per i paesini come questo, siano fondamentali perché racchiudono le nuove generazioni che devono voler bene ed apprezzare il loro “nido”.

    Ma come sempre si ragiona di un’Impruneta che ai miei occhi potrebbe essere una Ferrari rossa fiammante ed invece viene spesso trattata come una 500 ma non quella bella nuova eh, quella vecchia, con gli sportelli che non si chiudono bene. Ed a proposito di questo, sono certa che a breve in questo giornale di giovani menti pulsanti ne vedrete delle belle perché c’è una novità e… Via, vi darò qualche indizio. Allora: al giornale si aggiunge una figura di paese, un maschio, fornacino doc, estroso, lo trovate spesso in un luogo di aggregazione del paesello, o sorride o fa polemica (le scelte sono queste) e vi farà divertire perché ha sempre la battuta pronta. Bene, ho già detto troppo… via alle scommesse!