Gruppi facebook e bar-social: chi sono i “baristi” e cosa cercano i...

    Gruppi facebook e bar-social: chi sono i “baristi” e cosa cercano i “clienti”, Filorosso si interroga

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    Eccoci di nuovo qui. Dopo tutto questo tempo. Ma prima o poi dovevamo tornare no? E quale metodo migliore per Filorosso che tornare immersi in una di quelle polemiche che ci piacciono tanto e dalle quali nascono tante occasioni di riflessione?

    La polemica di riferimento è quella nata del gruppo Facebook locale imprunetino “Impruneta passaparola sicurezza”. Il fatto è questo: gruppo nato per rispondere a certe dinamiche, in cui sono entrati molti cittadini della zona è stato utilizzato da un membro, a detta degli amministratori, in modo non conforme alle regole, allo statuto dello stesso gruppo. A seguito di questa valutazione il soggetto in questione è stato gentilmente “accompagnato all’uscita” del gruppo.  Fin qui, niente di strano: viene creato un contenitore, un contesto sociale, con determinate regole. Le regole vengono infrante, colui che le ha infrante viene punito con l’espulsione dal gruppo. Di esempi analoghi ne sono piene le piattaforme virtuali: citando un altro episodio che ci riguarda in via diretta, un nostro collaboratore è stato “bandito” da un gruppo Facebook nel quale semplicemente pubblicava articoli di informazione. Chissà quale legge universale avrà violato…

    La riflessione di Filorosso, però, nasce proprio in questa presunta normalità. E lo fa ponendosi alcune domande riguardo i gruppi Facebook in generale, la loro validità, la censura che vi si attua, i contenuti che vi si diffondono. Nel dettaglio:

    • 1) Quanto reale valore mediatico hanno questi gruppi?
    • 2) Quante persone ne fanno uso per avere le informazioni quotidiane sulle realtà che li circondano? E chi scrive su questi gruppi?
    • 3) Quanto sono attendibili le informazioni che in esse si trovano?
    • 4) Le persone che decidono di aprire questi gruppi, di inserire delle regole e quindi, proprio come nel nostro caso, di farle rispettare chi sono? Che competenze hanno per farlo?
    • 5) Quali sono i valori che portano avanti? Cosa garantiscono?

    Abbiamo limitato, dunque, le questioni a cinque domande. Cerchiamo di rispondere con ordine a tutto, sperando di fare chiarezza.

    1) La risposta immediata è semplice. In un mondo frenetico in cui non abbiamo mai neanche il tempo per pensare, o quantomeno crediamo che sia così, l’informazione immediata, anche se spicciola e mai critica è quella che più ricerchiamo. Cosa può esserci di meglio di informazioni lampo sul nostro territorio, lette velocemente in ufficio, mentre si aspetta alle poste o addirittura in coda in macchina? La conseguenza immediata di una cosa ricercata, voluta, è che essa assume un potere mediatico sempre più grande, anche se nel locale, come nel nostro caso. Un gruppo FB del tipo “sei di Borgo a Buggiano se…”, tanto per fare un esempio, contiene informazioni che chiunque in quella zona finisce per controllare, chi con più frequenza chi con meno. I gruppi FB, dunque, come quello da cui siamo partiti, per rispondere alla prima domanda, sono diventati un contenitore importante per le informazioni locali di una comunità. Ma questo valore mediatico, che caratteristiche ha? Da chi viene controllato e garantito nella sua utilità e eventuale imparzialità? Su che valori si basa?

    2) A mio avviso, il gruppo FB può essere immaginato come un bar con delle caratteristiche del tutto peculiari. Immaginiamoci un bancone dove prima di tutto non sia ben chiaro chi sia il barista. Niente corsi HACCP o premi come barista 2019. Un barista che sta nell’ombra e che, molto probabilmente, passa la maggior parte della propria vita a fare altro. Forse il fabbro, forse il dirigente di azienda, forse il carrozziere. Altro. Ma su di lui ci ritorniamo al punto 4 e 5. Fuori dal bancone troviamo tantissimi clienti. Alcuni, la maggior parte, sono lì soltanto per prendere un caffè, per ascoltare due chiacchere, senza quasi mai intervenire. Altri invece, pochi ma tanto confusionari, discutono animatamente tra loro su qualsiasi cosa, avendo la presunzione di conoscere di tutto un po’. Discutono, si agitano, imprecano e nel frattempo, cosa assai più importante, contribuiscono a creare un’opinione pubblica, un’idea che si insinua e piano piano diventa sempre più forte anche nei clienti apparentemente inattivi che li osservano. Ecco, questo è un gruppo FB, un bar virtuale, con caratteristiche differenti da un bar reale, in cui però esistono utenti attivi (i nostri confusionari) e passivi (gli auditori) che insieme formano una parte sempre più consistente dell’opinione pubblica locale.

    3) Attendibilità. Ok forse mi sembra superfluo, o quantomeno fuori moda, parlane nell’epoca del dominio delle fake news. Però ci tengo a far presente al lettore solo un piccolo particolare: se le notizie di cui parliamo riguardano il locale non è tanto l’attendibilità fine a se stessa che ci deve preoccupare, quanto la sua parzialità. In un gruppo FB locale, infatti, chi scrive, e sicuramente chi commenta, vuole sempre mostrare solo la parte che gli tocca più da vicino, il suo punto di vista, spesso senza basarlo su fondamenti reali. Questo è il vero problema. Ed è in questo senso che il gruppo locale FB può facilmente diventare il luogo fertile della disinformazione spicciola tipica dei nostri tempi.

    4) Dunque siamo arrivati alla domanda probabilmente più interessante del nostro articolo. Chi è il barista? Che competenze ha per decidere se un frequentatore del suo bar virtuale sia degno o meno di rimanere? Purtroppo, nella maggior parte dei casi, nessuna. Per far rispettare delle regole, infatti, tali regole devono prima esistere. Che siano sotto forma di statuto, di regolamento o di qualsiasi altra forma. Nei gruppi FB tutto questo non c’è quasi mai, o se c’è è parziale e poi in ultima istanza sempre diretto dalla libera volontà di pochi, i baristi. Baristi, però, senza HACCP. Se fossi uno psicologo, poi, e non un filosofo potrei interrogarmi sulla ragione più profonda che spinge certi soggetti a occupare il loro tempo in questo modo… fortunatamente non lo sono.

    5) Valori. Mmmmh. Forse la domanda è posta male, o quantomeno è pretenziosa. I gruppi FB locali, infatti, avrebbero a mio avviso un senso veramente importante se fossero soltanto un contenitore libero dove le informazioni del nostro territorio potessero essere inserite. Un contenitore dove i baristi, magari baristi veri con competenze in ambito di comunicazione, controllano solo che le notizie non siano offensive o improprie o false. Punto. Niente visioni personali, niente strumentalizzazioni.

    Questa riflessione, come da regola (noi le abbiamo) di filorosso, è troppo breve per andare oltre, ma vuole suscitare quantomeno nel lettore una esigenza, una richiesta, di utilizzo corretto dei social media che tutti noi utilizziamo senza mai fare un’indagine ulteriore. In bibliografia a questo proposito potete trovare qualche altro spunto interessante.

     

    Bibliografia:

    * http://www.pensierocritico.eu/social-networks.html (1)
    * A. Arvidsson e A. Delfanti, Introduzione ai media digitali, Il mulino, 2016
    * Z. Bauman, La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, 2014