G.A.P. 50023

    G.A.P. 50023

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    Avete presente quando il “boss” di questo giornale, Matteo Merciai vi racconta com’è andata la partita del Basket Impruneta? Bene.. E avete altrettanto presente quando vi cita il G.A.P. 50023? Bene, mettetevi comodi che ora vi racconto una cosa.

    Fino ad un annetto fa pensavo che la sigla “G.A.P.” fosse solamente un marchio che spesso vediamo sulle felpe ma poi, durante una serata settembrina al carro, una mia amica da capelli rossi mi disse: “Vieni a vedere le partite del Basket Impruneta, ci si diverte!” e così feci.

    Tutto ebbe inizio l’anno scorso, precisamente i primi giorni di Ottobre, quella Domenica la squadra avrebbe giocato in casa quindi entrai nel palazzetto del nostro paesello e beh, sono sincera, non l’avevo mai visto così.
    C’era tanta gente di tutte le età seduta sulle gradinate, tante mamme coi bambini che indossavano la maglia del team Basket Impruneta, tanti babbi, amici dei giocatori, il Sindaco, facce conosciute e non.
    Ma inevitabilmente la mia attenzione fu catturata dall’angolo all’ingresso, proprio sulle prime gradinate appena varcata la porta del palazzetto; vidi un gruppo bello numeroso di ragazzi, alcuni li conoscevo di vista, altri non sapevo proprio chi fossero e con altri invece ci sono addirittura cresciuta. Indossavano tutti la stessa maglia bianco-verde con la sigla “G.A.P.”, in mezzo a loro c’era un tamburo, bevevano birra, si tiravano le pacche sulle spalle e si sorridevano. Tutto ciò sapeva di aggregazione, di amicizia.
    Mi misi seduta vicino a questo gruppone assieme ad Emma, la mia “compagna di merende”; fischio d’inizio ed il match si apre.
    Oltre a cominciare la partita, questo “G.A.P.”, questo gruppo di ragazzi, inizia a cantare all’unisono cori d’incoraggiamento a ritmo di mani, di fischi e di tamburi e quel palazzetto, per quanto mi riguarda, nel giro di una partita divenne “casa” e loro divennero una nuova “famiglia”.

    La cosa che mi piace sempre di più è la compattezza tra la squadra e questo “G.A.P.”, questa curva che tifa con tutto il cuore, mi piace quando i giocatori del team imprunetino fanno canestro ed alzano le mani verso quell’angolo del palazzetto, mi piace come “Capitan Cocco” guarda orgoglioso i suoi tifosi, mi piace addirittura anche quando Marco Canuti fa segno a questi ragazzi di star calmi e di non “infamare” troppo gli avversari o gli arbitri che poi sennò arriva la multa.
    La cosa più bella in assoluto però, è senz’altro vedere un gruppo di giovani uniti a tifare una squadra legata in profondità a questo paesello.

    E pensare che, quando mia mamma tornava dallo stadio senza voce perché aveva tifato ed urlato troppo, la prendevo per “grulla” scuotendo la testa, quando adesso sono io a tornare a casa la Domenica sera con la voce roca.

    C’è un coro inventato dal “G.A.P.” che ad un certo punto dice: “Io sono bianco-verde, amante del buon vino, io sono e sarò sempre imprunetino” ed ogni volta che canto queste parole insieme a quei ragazzi mi sorride sempre il cuore.

    Se avete voglia di vedere coi vostri occhi quello che vi ho appena raccontato, vi aspetto al palazzetto, perché questi ragazzi del “G.A.P.” sono, anzi, SIAMO, sguaiatamente meravigliosi.