Filorosso incontra un filosofo: intervista ad Andrea Tagliaferri, autore di “L’astronauta perduto”

    Filorosso incontra un filosofo: intervista ad Andrea Tagliaferri, autore di “L’astronauta perduto”

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    La rubrica Filorosso incontra un filosofo. Allora esistono davvero tali “esseri mitologici”? Beh, nel caso di Andrea Tagliaferri, possiamo dire di sì. O, quantomeno, possiamo dire che nel suo primo romanzo, “L’astronauta perduto”, il protagonista, nei suoi divertenti e stimolanti voli, suscita in noi riflessioni a tutto tondo, dal senso della vita alla ricerca di se stessi. Quale ospite migliore, dunque, di Andrea per la nostra rubrica che da sempre cerca la filosofia in ciò che incontriamo tutti i giorni?

    Ciao Andrea, rompiamo subito il ghiaccio. Raccontaci un po’ di te e facci capire per quale motivo sei l’ospite perfetto per la nostra rubrica?
    “Chi sono? Beh, sono Andrea Tagliaferri, anno ’88, scrittore al mio primo romanzo ma con la passione da sempre, laureato in filosofia a Firenze (tra l’altro tuo compagno di studi) e garzone nella bottega di famiglia, luogo dove si sviluppano e sono ambientate le vicende del protagonista del nostro romanzo.

    Ecco, prima di parlare del tuo romanzo, da bravo filosofo (leggi anche rompic…) mi piacerebbe sapere il perché. Perché in un mondo come quello di oggi, dove l’ignoranza e la scrittura di impatto, sensazionalista, hanno un valore mai assunto prima, hai deciso di scrivere un romanzo, assolutamente divertente ma anche pieno di rilfessioni?
    “Bella domanda. Per rispondere probabilmente bisogna partire da più lontano: perché ho scelto un percorso di studi come quello filosofico e poi perché ho iniziato a scrivere. Per il primo aspetto perché, come penso molti di coloro che hanno scelto un percorso di questo tipo, cercavo risposte che la religione non riusciva a darmi. Risposte a domande su noi e sul senso del nostro essere. Scrivere, invece, è sempre stato allo stesso tempo una passione ed un’esigenza. Ho iniziato da un blog in cui ho sempre scritto racconti e brevi poesie, poi ho sentito la necessità di confrontarmi con qualcosa di più strutturato, di più complesso, come un romanzo, che ha bisogno di riflessione e attenzione massima. Come in un videogame: ho deciso di passare di livello.”

    A questo punto raccontaci meglio che tipo di romanzo hai scritto, senza spoiler naturalmente.
    È un romanzo che si sviluppa in un tempo molto breve, 4-5 giorni, di vita normale ma allo stesso tempo perduta e difficile, del protagonista. Il romanzo è al 50% autobiografico: parla infatti di un ragazzo all’epoca 24enne, che studia e lavora nella bottega dei genitori, che convive con la propria ragazza e che inizia a perdersi. Inizia a perdere se stesso e la propria identità attraverso anche il confronto divertente e stimolante con gli abituali frequentatori della bottega. E cerca, quindi di ritrovarsi. Lo spunto per la struttura è quello dell’Ulisse di James Joyce e dei suoi tre giorni, diventati poi 5 perché il ritrovarsi non è stato semplice neanche per lo scrittore e ha avuto bisogno di più tempo. La trama è semplice, forse in certe sue parti anche stupida, ma in essa si aprono feritoie importanti che, come finestre sul mondo e sull’interiorità dell’uomo, aprono la strada per quelle che a mio avviso sono importanti riflessioni. Riflessioni di un individuo che all’inizio del romanzo, senza dire nulla sulla sua evoluzione, si scopre nichilista e post-moderno, mette in crisi tutti i propri valori e cerca di superarli, in qualche modo di trovare la strada per qualcosa che lo faccia ritrovare.”

    Un po’ come abbiamo sempre cercato di fare in Filorosso: trovare gli spunti per riflettere anche dalle situazioni più normali, che in realtà nascondono sempre domande da esplorare. Detto questo, come sta andando? Hai intenzione di continuare a scrivere?
    “Sta andando molto molto bene. La prima edizione è sempre di poche copie che però, con solo 2 presentazioni (N.B. La terza sarà alla festa dell’unità di Mondeggi che DCFNews seguirà) sta già finendo e rende necessaria la ristampa. Nel frattempo sto pensando ad un seguito per il romanzo. Essendo per il 50% autobiografico ci voleva un importante evento della mia vita per dare l’occasione all’astronauta perduto di andare avanti nella sua ricerca. E lo spunto è arrivato: sono padre da pochi mesi e credo possa essere una grande svolta anche per il personaggio.”

    Direi proprio che potrà essere una svolta epocale. A questo punto non ci resta che ringraziarti per essere stato ospite qui a Filorosso e rimandare l’appuntamento a Mondeggi quando presenterai il tuo libro anche nel nostro comune. Un grande in bocca al lupo e a te ai futuri voli del nostro astronauta preferito.