Verdi Impruneta: “Case popolari, tra bufale e favole estive è partita la...

Verdi Impruneta: “Case popolari, tra bufale e favole estive è partita la gara…a chi la spara più grossa”

Sulla questione dell'autodichiarazione non prevista dal "modello" fiorentino, in realtà...

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I Verdi Impruneta tornano con decisione e cognizione di causa sul tema “case popolari”, sul “modello” Aretino e “modello” fiorentino, smentendo in realtà l’esistenza in sé di un “modello” diverso dall’altro e confutando le tesi in materia sostenute prima da Roberto Viti di Obiettivo Comune poi dalla Lega Nord Impruneta e Chianti. Leggete perché:

 

In questi giorni di calura estiva un “gran fermento di idee” nel mondo politico imprunetino sul tema delle “case popolari”, su cui, magari con la speranza di trovare un po’ di consenso popolare, è partita una sorta di gara … a chi la spara più grossa.
Peccato che poi andando a vedere da vicino le carte e le normative, di tutto ciò ne resti soltanto un po’ di nebbia estiva.
Il tutto gira attorno al Regolamento per l’assegnazione in affitto di alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), approvato lo scorso dicembre dal Consiglio comunale, sulla base del testo concordato tra i Comuni dell’area fiorentina.
 
Prima è partita la “bufala” che in base al regolamento di Impruneta sarebbe possibile dichiarare di “non possedere immobili in Italia o all’estero” (che è un requisito per poter presentare domanda), con semplice autodichiarazione anche da parte di cittadini “non dell’Unione Europea”, mentre nel bando di altri Comuni (viene citato il caso di Arezzo) sarebbe richiesta idonea certificazione che lo attesti.
 
E’ bene sapere invece che, secondo la normativa vigente, DPR 445/2000, la possibilità di “autocertificazione” di stati o condizioni personali (quali il possesso di immobili) si applica solo ai cittadini Italiani e della Unione Europea” (art. 3 comma 1 ).
Diversamente (art 3, comma 2) “I cittadini di Stati non appartenenti all’Unione, possono utilizzare le autodichiarazioni “limitatamente agli stati, alle qualità personali e ai fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani”. Ovvero possono autodichiarare solo che non hanno altri immobili in Italia (perché ciò è direttamente certificabile da soggetti pubblici italiani (ovvero il Catasto), mentre per quanto riguarda l’estero tali fatti debbono essere comunque “documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero, corredati di traduzione in lingua italiana autenticata dall’autorità consolare italiana” (art.3 comma 4).
 
In sostanza i casi e le condizioni per la autocertificazione sono previsti dalla legge nazionale, che si applica allo stesso modo in tutti i Comuni italiani. Infatti la possibilità di autocertificazione è prevista anche nel regolamento vigente nei comuni aretini (proprio come per Impruneta), che poi quando hanno pubblicato il bando hanno semplicemente specificato le modalità di applicazione, che sono quelle già previste dal DPR 445/2000 in tutta Italia.
Non vi è pertanto alcuna necessità di modificare il Regolamento di Impruneta. I cittadini non facenti parte della Unione Europea debbono comunque già presentare idonea certificazione per documentare il mancato possesso di immobili all’estero.
 
Ovviamente poi è necessario fare (eccome), in tutti i casi, anche i necessari controlli da parte del Comune sulle autodichiarazioni, considerato che comunque “chiunque rilascia dichiarazioni mendaci (…) è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia (art 76).”
 
A seguire poi è arrivata la favola del “modello Arezzo equo e giusto” da seguire, dove viene narrato che nel bando comunale per la assegnazione delle case popolari sarebbero stati introdotti dei punteggi specifici nel bando, per scelta politica di quel Comune (es. la residenza o un’attività lavorativa stabile o principale da almeno 5 anni sul territorio regionale; punteggi aggiuntivi per residente nel territorio comunale da almeno 10 anni (2 punti) o per presenza da più tempo nelle graduatorie (0,5 punti per anno).
 
E’ bene sapere invece che questi criteri sono già presenti anche nel Regolamento di Impruneta, non per sua scelta o merito, ma semplicemente perché tutte le condizioni di accesso ed i criteri per l’attribuzione dei punteggi sono stabiliti dalla normativa regionale di riferimenti (LR 96/1996, recentemente modificata con LR 41/2015), e quindi sono gli stessi per tutti i Comuni della Toscana (Arezzo come Impruneta).
I Comuni non aggiungono niente, debbono semplicemente applicare quella normativa!
Ed infatti il regolamento approvato ad Impruneta per la redazione delle graduatorie semplicemente richiama le priorità già previste della LR 96/1996. (“allegato B” – “Condizioni per l’attribuzione dei punteggi”). E non potrebbe essere diversamente (non esiste quindi nessun modello da seguire).
 
I Comuni hanno la facoltà di stabilire, nel limite massimo del 40%, le quote di alloggi da riservare a specifiche condizioni familiari o di disagio (anziani ultrasessantacinquenni, giovani coppie, nuclei con invalido grave, ecc …). Ma anche questo si applica ad Impruneta e nei comuni fiorentini, come in quelli aretini, per il semplice fatto che è già stabilito dalla legge regionale (art. 13, comma 11). Questi sono i fatti che risultano dalle carte (leggi, regolamenti, bandi), tutto il resto … è fuffa.
 
Se poi vogliamo parlare di maggior trasparenza delle procedure, un intervento potrebbe essere fatto sui controlli dei requisiti autodichiarati, per tutti i beneficiari delle assegnazioni. Il Regolamento prevede (art.4) che “Ogni Comune dovrà attivare un controllo a campione su almeno il 5% delle domande presentate per la formazione della graduatoria e di almeno il 10% delle domande per le quali viene programmata l’attivazione del procedimento di assegnazione”.
In proposito, almeno quando si attiva la effettiva assegnazione dell’appartamento, parrebbe opportuno che il controllo venga effettuato per tutti gli assegnatari (100% del campione).
Analogamente dovrebbe essere fissata una quota significativa di controlli successivi alla assegnazione degli alloggi, sul mantenimento dei requisiti (cosa che invece non è indicata nel Regolamento locale).
 
Tutto ciò a garanzia sia dei nuclei familiari che hanno partecipato al bando per ottenere la assegnazione, sia della collettività tutta, considerato che gli alloggi di edilizia residenziale popolare, sono comunque realizzati grazie a soldi pubblici, di tutti i contribuenti.”
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Nato nel 1990, mi sono appassionato alle vicende locali per necessità di lavoro, scoprendo che basta guardarsi intorno per raccogliere spunti di riflessioni e motivi di scrittura. Scrivere, è la mia esigenza. Conoscere la Storia, la mia passione. Vivo ad Antella, "campanilista" quanto basta, vago per il territorio alla ricerca di aneddoti da raccontare. Collaboro con TuscnayPeople e Tele Iride.