Tutti in Fiera

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I sapori e le sensazioni con cui si cresce da bambini sono quelli che ti accompagnano nel corso della vita, quelli che riconosceresti dovunque e senza i quali non saresti lo stesso. Ogni bimbo imprunetino è cresciuto nella Fiera di san Luca, facendo un giro in giostra e assaggiando bomboloni, brigidini e croccante. Questo legame è profondo, e rimane identico anche quando si diventa grandi, per non dire anziani. Siamo cresciuti con la Fiera così come con essa è cresciuta l’Impruneta, in una storia millenaria che affiora le radici intorno all’anno mille, quando i pastori che transumavano dall’Appennino alla Maremma si fermavano nel borgo per scambiare bestiame e prodotti agricoli. Quando appare nell’incisione di Jacques Callot e nel quadro di Filippo Napoletano, intorno al 1620, la Fiera è già matura, con il suo mare infinito di bancarelle e di genti di ogni tipo; quella che vediamo noi oggi è una Fiera assai vecchia, se si guarda alla sua storia, ma ha addosso lo spirito del terzo millennio e l’energia della modernità.

In Fiera non si smette mai di essere giovani, si ritrova nel suo spirito l’emozione di quando erano le mani della mamma ad accompagnarci tra banchi e profumi. Certi elementi rendono davvero speciale questa settimana di ottobre: essa è lo spartiacque tra l’estate e l’inverno, con quel tramontano che soffia da piazza a piazza attraversando via Mazzini come un fiume in piena, mentre ci si copre a fatica per il freddo e si capisce con malinconia che la bella stagione è passata; c’è l’odore dei polli cotti sul muro di Fabbiolle, ci sono le luci delle giostre in piazza Nova, ci sono gli animali del martedì, simbolo immutato di una Fiera e di un tempo che furono. Poi ci sono i fochi, i magici fochi, bellissimi ieri sera nel cielo chiaro che dominava il paese. Visti dalla commenda, con lo sfondo della chiesa, essi regalano un’emozione particolare per gli imprunetini, che vedono un giorno all’anno illuminare il paese dall’alto e celebrare una storia lunga ed unica.

C’era anche la corsa dei cavalli tra gli emblemi più noti della Fiera: purtroppo da qualche anno le asfissianti norme l’hanno resa impraticabile, e quel vuoto creatosi non si è riusciti a colmarlo. Non tutto si può fare, e anzi è già molto quello che ogni anno viene fatto. Di ciò bisogna rendere grazie solo ad un’associazione, il Comitato Fiera, composto da volontari che permettono di continuare la tradizione più antica del paese con tanto impegno e tanta passione. Rinnovatosi nel 2018, dopo gli ottimi risultati degli ultimi anni, il Comitato ha visto facce nuove che hanno raccolto un’eredità importante cercando di offrire un evento il più ricco possibile; spesso nell’ombra, questi uomini e donne meritano di essere citati, come piccolo ma necessario riconoscimento per il servizio reso a Impruneta: Joele Risaliti, Luigi Mariani, Claudia Berti, Elisabetta Manetti, Matteo Cascello, Andrea Giovannini, Carlo Mattioli, Alessandro Rossi, Andrea Tucci, più i sindaci revisori provenienti dal vecchio consiglio Marco Nardini, Carla Coradeschi e Tiziano Baldi.

Nel solco di un percorso lungo passato per “Pizzicore”, Marcello Possenti, “Strucina”, Roberto Boddi e tanti altri, questo nuovo Comitato è riuscito a mettere su una bella Fiera, con eventi culturali di grande livello. Da non dimenticare anche la Società Corale, di nuovo artefice di una bellissima mostra nella sua sede dedicata quest’anno all’evoluzione delle tecniche di scrittura. Godiamocela allora, questa Fiera. Viviamo a pieno questi ultimi tre giorni, per le strade dove un paese si riunisce e riscopre un’identità comune. Sarà il vecchio tramontano a spingerci tra le bancarelle, mentre ci abbandoneremo a profumi di miriadi di dolci. Sarà così un attimo tornare bambini, e sarà un attimo attraversare mille anni di storia con un giro sulle catene, sotto l’ombra del campanile che protegge Impruneta e la sua magica Fiera.