Il territorio rionale: PALLO’

Il territorio rionale: PALLO’

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A dare il curioso nome di Pallò al rione verde di Impruneta fu un’area pianeggiante situata nel territorio rionale, un pallaio appunto, di cui oggi si tiene viva la memoria pur essendone andata persa ogni traccia. L’anima del Pallò vibra ancora però nei suoi luoghi di origine, in quella zona nord orientale di Impruneta baciata dal sole di levante e circondata da campi e boschi verdi come il vessillo del rione.

E’ all’interno del territorio palloiano che si trova la parte più antica del paese: il borgo del Desco rappresenta infatti il primo nucleo abitativo di Impruneta, una zona caratteristica che ha saputo mantenere nel tempo i tratti tipici di vie strette e intimità vicinale, al riparo dalla modernità e dai rumori del progresso. Il Desco ospita, all’incrocio con via del Limbo, una piccola chiesetta utilizzata il sabato per le funzioni religiose; poco avanti ad essa lo stupore è grande per uno dei reperti artistici più belli di Impruneta, il tabernacolo che rappresenta la traslazione della Madonna della Basilica di Santa Maria. Restaurato nel 2014, questo piccolo gioiello rappresenta per molti palloiani il simbolo della propria contrada, un luogo di valore incastonato nel cuore del Desco e pronto ad accogliere le preghiere di chi spera di alzare la coppa in cotto l’ultima domenica di settembre.

tabernacolo che rappresenta la traslazione della Madonna della Basilica di Santa Maria

E’ curioso ricordare come il periodico del rione prenda proprio il nome de “Il Desco”. Pur non avendo alcun legame con la religione né nel nome né nel simbolo, sul Pallò si trova un altro luogo prezioso per la storia sacra del paese. Aprendosi verso nord, il Desco sfocia in Pian dell’Aia, laddove al lato della strada si trova il famoso “Ulivo della Madonna”, in ricordo dell’episodio miracoloso del 1499 quando la Madonna di Impruneta, in processione verso Firenze, vide il suo Velo impigliarsi ad una ciocca di un ulivo, il quale crebbe rigoglioso resistendo per secoli ad ogni intemperie fino al 1988, quando il crollo del tabernacolo adiacente, voluto dal senatore Pasqui nel 1871, lo investì in pieno. Il tabernacolo venne però ricostruito pochi anni dopo da volontari imprunetini, facendo sì che la leggende dell’ulivo riprendesse vigore come nei tempi passati.

A sovrastare Pian dell’Aia c’è la collina di Montecchio, roccaorte palloiana ricca di case e passione, alle cui pendici fino a una decina di anni fa aveva sede il rione. Tra i Codacci, via Falcone e la valle di Campiano il territorio del Pallò sembra perdersi nella campagna più aperta e allontanarsi inesorabilmente dal paese; andando a nord, oltre il fiero monte dei Meccoli e la Ravanella, la strada verso Firenze si apre man mano, trovando una sosta prima dello scollino nella località di Nizzano: è qui che il rione vive “in esilio” da un decennio, in una condizione a cui qualcuno si è affezionato ma da cui in molti non vedono l’ora di fuggire, verso quella nuova sede lungo la circonvallazione che i rionali hanno pagato con i propri soldi e di cui aspettano con impazienza di poter usufruire. Perché in fondo, sebbene le sue strade si insinuino nei confini imprunetini, il fulcro del Pallò rimane in centro, tra la Basilica e il Desco.

Camminando oltre quest’ultimo si costeggia villa Carrega, vestigio di nobiltà antica il cui giardino, il parco di Sant’Antonio, segna il confine tra l’omonimo rione e il Pallò, in una disputa territoriale ricordata con ardore dai più anziani. Entrando in via Roma, si inizia a respirare quell’aria di paese che trova la sua pienezza in via Paolieri: è qui, tra le tante botteghe e le chiacchere di strada, che si sente battere con forza il cuore del Pallò, custodito dalla stanza col bandone verde in cui oltre agli oggetti trovano posto la storia e la memoria del rione. Alzando la testa verso l’alto, le verdi bandierine oscurano il cielo, mentre il grande striscione fa da ingresso alla piazza: sarà lì che i carri del Pallò proveranno come ogni anno a dare spettacolo, protetti da quel pampino che è il cuore di ogni vero palloiano.

Ulivo della Madonna