Alla scoperta della Casa Editrice Olschki (6° parte): intervista a Daniele

Alla scoperta della Casa Editrice Olschki (6° parte): intervista a Daniele

Sesto ed ultimo episodio della serie sulla Casa Editrice Olschki. Affrontiamo con Daniele la situazione contemporanea dell'editoria e della cultura in generale.

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1° PARTE: Leggi qui

2° PARTE, “dalla nascita all’imprevisto della Grande Guerra”: Leggi qui

3° PARTE, “il buio tra le guerre”: Leggi qui

4° PARTE, “confronto tra eroi”: Leggi qui

5° PARTE, “la nuova generazione” Leggi qui

Come tutte le storie, come tutti i racconti, come tutti i viaggi, anche il nostro ha una fine. Oggi si conclude il nostro percorso che ci ha condotto alla scoperta del mondo Olschki, della sua storia, dei suoi protagonisti. Abbiamo seguito il percorso di un’intera famiglia, fabbricatori di cultura, artigiani del sapere, appassionandoci alle loro difficoltà e ai loro successi. Per concludere tutto questo niente poteva essere più appropriato di un’intervista all’attuale protagonista della casa editrice Olschki, al grande amico Daniele al quale va un profondamente sentito grazie per averci permesso di lanciarci in questa avventura giornalistica. Cerchiamo, dunque, di concludere il nostro percorso cercando di capire, dalle sue risposte, quale sia la situazione attuale dell’editoria, della casa editrice Olschki e, più in generale, della cultura in generale.

Daniele, la prima domanda che i nostri lettori si chiederanno, ormai legati alla storia della sua casa editrice è questa: come sta andando? Ci potranno essere ancora pagine importanti e magari nuovi episodi della vostra fantastica storia?

  • Beh il momento non è certo dei più rosei, come cercherò di spiegare in modo completo quando parleremo della situazione generale dell’editoria italiana a mondiale, ma sicuramente ancora riusciamo a tenere botta e i nostri successi lo possono ben testimoniare. Basti pensare alla nuova edizione della Divina Commedia (vedi la foto in fondo) che poco ha da invidiare a quella fatta dal mio bisnonno e di cui avete già parlato, oppure all’edizione dei Rustici che è da poco uscita. Naturalmente il nostro è un mercato del tutto unico, non è la classica editoria di narrativa e romanzi, di libri di cucina e di viaggio, che vive secondo altre regole e altri standard. La cosa che posso assicurare ai nostri lettori, è che continueremo a lottare fin quando sarà possibile per giocare ancora il ruolo culturale che abbiamo sempre avuto e che voi avete ben descritto in queste settimane.

Ecco, proprio su questo punto vorrei un approfondimento: in che senso siete un’editoria diversa? Si possono individuarne di più tipi? Ci sono case editrici che in questo senso sono completamente diverse le une dalle altre e vivono, quindi, in settori di mercato differenti?

  • Naturalmente sì. Diciamo che, per semplificare un po’ le cose, esistono principalmente due grandi settori dell’editoria, in Italia e nel mondo. Quello che potremmo definire della narrativa e quello che potremmo indicare come editoria scientifica o di alta cultura. Al primo caso appartengono tutti quei romanzi, libri di cucina, viaggi etc che indubbiamente creano e contribuiscono alla cultura di una popolazione ma che non hanno la pretesa di creare opere editoriali come quelle che noi tentiamo di realizzare. Sono quindi edizioni che cercano sopratutto di trovare la formula per essere vendute nel maggior numero di copie a prezzo più basso, penalizzando la qualità del prodotto editoriale ma esaltandone la facilità di vendita. Sono, dunque, coloro che più rispondono e vivono secondo le regole del mercato globale dei grandi numeri. L’editoria del secondo tipo, invece, quella che noi abbiamo sempre fatto e che tentiamo tutt’ora di realizzare è quella che vuole creare il prodotto più vicino possibile alla perfezione, con un’attenzione massima alla tecnica realizzativa, penalizzando l’economicità del prodotto ma creando riconosciute opere di arte e cultura.

È chiaro questo punto, ma la crisi di cui abbiamo parlato all’inizio e che vi ha indubbiamente colpito, ha avuto effetti diversi su questi due tipi di editoria? Vivono, quindi, due momenti storici diversi?

  • Sicuramente in parte è così. Mi spiego meglio. L’editoria narrativa, sopratutto in Italia, ha vissuto un momento di passaggio storico con l’entrata in vigore del digitale. Da quel momento in poi il mercato si è arricchito di un nuovo protagonista che per l’editoria dei grandi numeri ha avuto sicuramente una buona resa. Da quel punto di vista, invece, proprio per l’attenzione e l’unicità delle realizzazioni che noi facciamo, il digitale è utile e utilizzabile solo in minima parte nel nostro mercato. Questo nuovo modo di concepire il libro, infatti, ha senso imprenditoriale soltanto per la vendita di grandi quantità di libri che non hanno più bisogno di tutti quei passaggi che sono invece necessari per la realizzazioni di libri cartacei; nel nostro caso questo abbattimento di costi non ha ragione di esistere in quanto l’unicità e la particolarità del nostro mondo risiede proprio nella realizzazione delle nostre opere d’arti editoriali. Allo stesso modo la grande crisi del 2008, che indubbiamente ha colpito entrambe le tipologie di editoria, ha avuto più peso per la narrativa che ha perso tanto come tutto il mercato dei “grandi numeri”.

Due mondi, quindi, completamente diversi. Ma, compreso questa diversità, quali sono le caratteristiche che li accomunano in Italia? O meglio, qual’è la situazione generale dell’editoria nel nostro paese rispetto anche al resto del mondo?

  • In Italia si legge poco. È, insieme alla Grecia, uno dei paesi occidentali dove si legge meno. Siamo arrivati al paradosso. Da creatori di cultura a semi-analfabeti letterari. Inoltre per l’editoria non è certo un mercato grande e fruttuoso: l’italiano è letto soltanto, o quasi, da italiani, a differenza dell’inglese, e questo si abbatte su entrambi i tipi di mercato di cui abbiamo parlato. Al tempo del mio bisnonno gli intellettuali di tutto il mondo studiavano e leggevano in italiano, il mercato era diverso nonostante l’embrionalità della globalizzazione. Non è una situazione idilliaca, gli unici che continuano ad allargarsi sono le grandi case editrici narrative e centrali (ndr Mondadori ad esempio) che, penalizzando la qualità del prodotto, hanno unificato e monopolizzato un mercato già abbastanza povero.

E Firenze, città capitale della cultura, del rinascimento e della letteratura, come se la passa in questo contesto?

  • Purtroppo non bene. Nel primo capitolo della tua serie hai descritto come a fine ‘800 venivano in Italia le grandi case editrici a trovare il loro terreno fertile, tra le quali la nostra. Bene adesso se ne vanno! A Firenze non ci sono più realtà storiche come LeMonnier, Sansone e tante altre. Questo è triste ed indicatore importante della situazione.

Non stiamo certo descrivendo una realtà idilliaca. Ma possiamo lasciare qualche speranza ai nostri lettori? Possiamo quanto meno indicare possibili soluzioni, politiche, che aiutino i nostri fabbricatori di cultura?

  • Le soluzioni e la speranza ci sarebbero. Bisogna, prima di tutto, tornare politicamente a valorizzare la levatura di certe pubblicazioni che sono riconosciute come fabbricatrici e curatrici della nostra cultura. Ad esempio dando vere e proprie patenti di valore alle case editrice migliori in questo senso. Allo stesso modo dare fondi alle biblioteche per far si che esse possano comprare proprio quei libri di alto spessore che possiedono la suddetta patente. Ritornare a dare fondi e premi a testate scientifiche importanti. Insomma, in una parola semplice e chiara: valorizzare!

Grazie davvero Daniele di questo viaggio, noi ti auguriamo il meglio e speriamo che il tuo appello non sia stato fatto invano. Vuoi lasciarci con un’immagine che rappresenti cosa sia per te l’editoria, sopratutto quella di valore culturale?

  • Vedete amici di DCFNews, come amo ripetere nelle conferenze che facciamo, l’editore è come un’ape che ha il compito di impollinare di cultura il mondo in cui vive. Quando le api muoiono, della cultura cosa potrà restare?