Tavarnuzze, il racconto: “Siamo prigionieri in casa nostra. Spiati da malintenzionati nascosti...

Tavarnuzze, il racconto: “Siamo prigionieri in casa nostra. Spiati da malintenzionati nascosti dietro la siepe incolta”

La storia di Monica e dei suoi vicini in via C.A. Dalla Chiesa a Tavarnuzze. "Abbiamo il terrore ad andare in ferie e lasciare casa..."

3181
0
CONDIVIDI
la siepe, la terrazza e la porta finestra dalla quale entrarono i ladri

 

 

“Siamo prigionieri in casa nostra, tra poco partiamo per le vacanze ed ho il terrore a lasciare la casa incustodita. Da giugno siamo spiati da malintenzionati che ci osservano da dietro quella siepe incolta, assurdo, vediamo delle luci di torcia ma nient’altro: noi non li scorgiamo ma loro ci osservano, conoscono i nostri movimenti ed attendono il momento opportuno per agire”. 

Sembra un film. Non lo è.
Monica racconta la sua storia col pathos sincero di chi vive, da anni, una condizione di mancata tranquillità…in casa propria. Lei al pari del vicinato. Siamo a pochi metri dall’abitato di Tavarnuzze, in Via Carlo Alberto Dalla Chiesa: condomini, abitazioni ravvicinate ed un certo isolamento rispetto al traffico umano e viario del centro. Terreno fertile per ladri di appartamento.

“Qui i Carabinieri si vedono raramente, un loro passaggio più frequente potrebbe essere un buon deterrente contro i malviventi”. 


La terrazza di Monica e dei suoi vicini affaccia su un cortile condominiale adibito a parcheggio e su un giardino comunale che collega via Dalla Chiesa con Via Montebuoni. Un muricciolo di 30 cm delimita l’area privata da quella pubblica: al di là, nello spazio (teoricamente) comunale, a dieci metri dal palazzo in questione, una siepe trascurata da anni è adesso il perfetto nascondiglio di spioni all’occorrenza ladri. Aneddoti spiacevoli si sprecano:
“Domenica scorsa un signore del condominio ha avvistato movimenti sospetti in tarda serata, una macchina sconosciuta parcheggiata sulla strada a mò di “palo” sfaragliava come se stesse avvisando alcuni complici in azione.”
Oppure: “Alcuni mesi fa di ritorno a casa, erano le 21:30, abbiamo visto due ladri scendere dalla terrazza al primo piano della palazzina adiacente alla nostra, avevano in mano la refurtiva. Ci siamo pietrificati, eravamo con nostro figlio e temevano che avrebbero potuto farci qualcosa.”

il muricciolo dovrebbe essere il confine tra pubblico e privato: la siepe, teoricamente, è su territorio comunale. E lì dietro, nella notte, i residenti intravedono luci di torce usate per spiare

Ma l’accaduto più grave l’ha vissuto proprio Monica, sono passati anni da quel “maledetto” 2013 – come lo definisce lei – eppure è da allora che i sospetti son divenuti certezze e la serenità familiare è naufragata sotto il terrore di subire violazioni e ruberie.
“Era già estate – racconta la donna – e mio marito si era addormentato davanti alla tv, sul divano. Prima di venire a letto, per non svegliare me e mio figlio, non tirò giù l’avvolgibile. Poi spense le luci. Erano le tre, alle tre e un quarto ci erano entrati in casa. Significa che erano appostati dietro la siepe, dove si piazzano tutt’ora, aspettando che andassimo a letto per poi agire. Incredibile”.
Come andò quella volta? I ladri si arrampicarono al primo piano raggiungendo la terrazza di Monica poi, con un piccolo trapano  silenzioso forarono la porta finestra e riuscirono ad aprire. Entrati presero soldi liquidi e chiavi della macchina. Nel frattempo Monica ed il marito riuscirono a metterli in fuga:
“Trovammo un paio di pantaloni già sul piazzale ed una borsa in terrazza che non riuscirono a portar via. In compenso ci avevano rubato l’auto, una Touran, che è stata ritrovata un anno e mezzo dopo ed avevano provato a depredare anche la nostra seconda vettura. E’ evidente che conoscevano le nostre abitudini di posteggiare le macchine nel piazzale.”

Da allora Monica – ma non è l’unica – ha installato un’allarme collegata con la centrale ed ogni notte si serra in casa, avvolgibili giù e finestre rigorosamente chiuse. La “sicurezza” tanto ambita e decantata qui non c’è, latente come la manutenzione del verde: “Alle nostre segnalazioni per tagliare la siepe e mettere in sicurezza gli alberi prossimi alle case ci hanno risposto che tutto funziona. Non sembra così, quel ramo caduto è lì da mesi ed una ventata più forte ne spezzerebbe altri con pericoli per macchine e persone.”
In tal caso, intervenendo, si risolverebbero due problemi in uno: curare il verde aiuterebbe il decoro dell’area e, stimolo ulteriore, accrescerebbe la sicurezza pubblica, eliminando luoghi di appostamento ormai appurati. Tagliare una siepe, appunto, non una proposta indecente…
Chiediamo per favore che si faccia qualcosa al più presto, la nostra situazione non è più sostenibile. Perlomeno si chiarisca una volta per tutte la proprietà del verde (in primis la siepe incolta) che confina con il nostro piazzale: è pubblica o privata?”