Il territorio rionale: SANTE MARIE

Il territorio rionale: SANTE MARIE

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Pensare alle Sante Marie vuol dire pensare alla piazza Nova, e pensare alla piazza Nova vuol dire pensare alle Sante Marie. Forse nessun rione ha un legame così stretto con un suo angolo di territorio come il rione celeste con piazza Accursio da Bagnolo, nome originale di quella che però tutti gli imprunetini conoscono come piazza Nova: essa è sede, cuore e anima delle Sante Marie, che qui da sempre fanno i carri e che qui, sin da quando non c’era neppure l’asfalto, hanno visto crescere tante generazioni di rionali.

Il quartier generale dei mariani è incastonato tra due giganti che la proteggono, la basilica a nord e il monte delle Sante Marie a sud; la torre del Papi, una delle quattro vecchie torri basilicali, si integra con la sede del rione, mentre dall’altro lato via Mazzini costeggia la parte a levante della chiesa e rappresenta l’arteria che i mariani percorrono quando si incamminano verso piazza Buondelmonti, con l’orgoglio della propria storia sotto il grande striscione. Il monte è invece l’elemento che dà il nome al rione, il quale ha per simbolo tre emme disposte in un triangolo con la punta in alto e per colore il celeste, tinta proprio della vergine Maria. A partire agli anni Ottanta al logo tradizionale si è affiancato un paffuto e gaio maialino, che rappresenta la goliardia del rione e la voglia di far festa e stare insieme a tavola, ma l’attaccamento al monte e ai riferimenti religiosi non è mai venuto meno. La strada per arrivare sul monte delle Sante Marie è costellata, sin da via Vittorio Veneto, da quattordici tabernacoli raffiguranti le stazioni della Via Crucis; in cima al monte si trova il cimitero di proprietà della Misericordia, qui arriva la scalinata del parco della Rimembranza e qui, dal 2000, si trova una grande croce inizialmente grigia poi riverniciata di bianco, realizzata anche con il contributo manuale del rione.

Soprattutto però dalla vetta del monte si ha una vista meravigliosa che spazia da San Casciano al Casentino, con nel mezzo una gran parte del territorio imprunetino che veste il colore delle Sante Marie. La contrada celeste ha una vasta estensione, e comprende molte zone rurali. Gli storici agglomerati della Docciolina e della Presura, così come via della Robbia, via Longo e l’area intorno al Circolo tennis sono zone molto abitate e vicine al centro storico, ma le Sante Marie si estendono anche su aree come le Terre Bianche, i Sassi Neri, le Sodera e Caldaia, sotto via di Fabbiolle; sebbene in tali zone non vi sia una grande densità abitativa, da esse sono emersi tanti rionali mariani, in una tradizione che spesso si tramanda all’interno di storiche famiglie. Il rione delle Sante Marie confina per un ampio tratto con il comune di Greve in Chianti, a cui si può dire abbia “rubato” un piccolo pezzo: infatti la frazione de Il Ferrone, crocevia diviso fra tre comuni, vede da sempre un buon numero dei suoi abitanti che partecipano alla vita della contrada di piazza Nova.

Pace, verde e serenità sono elementi tipici del territorio mariano, visti i grandi spazi di campi e boschi a cui accennavamo prima. E’ qui che gli imprunetini vengono a camminare, a fare una girata in bicicletta, a godersi sensazioni e colori di una terra magica segnata dal lavoro agricolo e dal mutare delle stagioni.  Questo rione è ricco però anche di luoghi storici, come i viai, i vecchi lavatoi della Docciolina, o il parco della Rimembranza, tornato fruibile di recente dopo un’encomiabile opera di restauro; non certo secondario è lo stesso monte, legato alla leggenda della Madonna dell’Impruneta e ritratto sullo sfondo di tutti i più famosi quadri della nostra basilica. Sotto un cielo celeste come la propria bandiera, le Sante Marie sono titolari di un territorio vasto e splendido, in cui i luoghi per una sede più appropriata non mancherebbero, a cominciare dalla terza piazza. Non sarebbero però le stesse Sante Marie, senza la loro piazza Nova. Laddove “anche du’ ova fan la felicità”, ogni mariano si sente a casa, protetto da quel grande monte e dal ricordo dei tanti rionali che hanno segnato la Festa dell’Uva tenendo sempre il cuore in quel magico spiazzo innaffiato di celeste.