Silenzio Assenso

Silenzio Assenso

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Si parla molto in questo periodo di democrazia. Fra timori che essa sia messa in pericolo da leader autoritari e prese di responsabilità sul problema dell’astensionismo, il dibattito trova sempre nuova linfa e tiene occupati giornalisti, osservatori e politici. In conseguenza di ciò ognuno di noi recepisce la questione con spirito più o meno critico, sentendosi nella posizione spesso di rivendicare il concetto di sovranità popolare e di accusare qualcun altro perché il proprio spazio democratico o è messo in discussione o viene depotenziato. Tutto condivisibile, ma quante volte interroghiamo noi stessi? Quante volte ci chiediamo “cosa posso fare io per la democrazia?” In che modo posso affermare il mio spazio democratico e potermi davvero definire cittadino?” Molto poche, purtroppo.

Ci preoccupiamo di cosa ci viene tolto ma quasi mai abbiamo l’onestà intellettuale di riflettere su come noi picconiamo il concetto di elettore sovrano, di membro di una comunità. Dai grandi problemi nazionali alle questioni locali l’atteggiamento è lo stesso, pura passività accompagnata da qualche post di lamentela su Facebook, ma senza l’accenno di una iniziativa o di una anche timida protesta; nell’ambito locale la cosa è ancora più grave, perché si sta zitti e immobili pur avendo la possibilità di farsi sentire concretamente. Prendete Impruneta, e prendete la vicenda dell’asilo di via Roma. Spogliatela di qualsiasi colore politico, trascurate la distinzione tra chi è al governo e chi all’opposizione, sia perché sul piano politico la polemica è già condotta dai partiti e nelle istituzioni e sia perché potrebbe esserci chiunque al posto dell’attuale maggioranza: non è sul piano politico che vuole andare questa riflessione. Trattiamo della vicenda in sé, per quello che è. Impruneta non ha più da cinque anni una scuola materna; i bambini sono accalcati alla scuola elementare, mentre i tanto annunciati nuovi plessi non sono neppure un miraggio; anche la scuola media, nel frattempo, è scomparsa dal capoluogo. Pochi giorni fa è arrivata la notizia che la vecchia materna di via Roma non riaprirà il Natale venturo ma a settembre 2019, promessa che non ha per il momento alcun supporto tecnico. Ciò vuol dire che almeno per un altro anno dovrà continuare la situazione di pollaio della Paolieri, da cui già dalla primavera scorsa insegnanti e personale avevano chiesto di poter fuggire al più presto dopo anni di stoica sopportazione.

Persiste dunque una grave emergenza, un’anomalia che contraddistingue tristemente l’Impruneta, eppure nessuno dice nulla. Tranne le già citate rimostranze delle opposizioni, non una foglia si è mossa in questo paese, non una voce si è fatta sentire per esprimere disgusto e rabbia. Ci siamo rassegnati a tutto questo, a non avere delle scuole e a vivere nei rimandi e nell’incertezza, come se fosse una cosa normale. Come è possibile che a nessun cittadino sia venuto in mente di mandare una lettera, di organizzare una manifestazione, di fare qualche azione un po’ eclatante? E’ sconfortante osservare i propri concittadini che se ne stanno impalati, silenti, mentre su via Roma e in generale sulla realtà scolastica si consuma una vergogna senza paragoni. Non è con l’Amministrazione che ce la prendiamo, ma con gli imprunetini, quei cittadini tanto unici nel rendere questo paese bellissimo tra associazioni e tradizioni quanto unici nell’accettare passivamente ogni sopruso, ogni nefandezza, ogni manifesto atto di incapacità; anche coloro direttamente coinvolti, cioè i genitori, sembrano rimanere a guardare, mentre sulla pelle dei bambini tutto si consuma. Cadono davvero le braccia nell’essere consapevoli che lo stesso nostro ardore di cittadini arrabbiati non brucia nel petto di quasi nessun altro imprunetino.

Quello dell’indifferenza non è certo un problema soltanto di Impruneta. Su argomenti ben più gravi lo sguardo del mondo è sempre pronto a voltarsi dall’altra parte: pochi giorni fa Amal, la bambina yemenita immortalata pelle e ossa durante l’obliato conflitto che sta lacerando il Paese, è morta. La fame ha consumato il suo corpicino, mentre non vi era anima a cui importasse né di lei né delle altre vittime di questa guerra. Scusaci, Amal. Siamo tutti colpevoli. Siamo tutti responsabili per non interessarci mai degli altri, per occuparci solo del nostro orticello e per cadere sempre, su ogni tipo di questione, nella maledetta indifferenza.