SEMPLICEMENTE LA PIU’ BELLA

SEMPLICEMENTE LA PIU’ BELLA

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 Ogni popolo ha la sua Festa: la nostra è semplicemente la più bella. Nello slogan che l’Ente ha adottato da qualche anno c’è una verità semplice ma innegabile, evidente se si era in piazza domenica scorsa, o soprattutto se si è stati nei cantieri rionali per tutto il mese di settembre. La 92° Festa dell’Uva è stata un successo, uno spettacolo meraviglioso che ha richiamato migliaia di persone per una piazza gremita come un tempo. A vincere è stato per il terzo anno consecutivo il rione del Sant’Antonio, protagonista assoluto degli ultimi anni e vincitore della quarta Festa nelle ultime cinque; con “Il furto dì vino” il rione bianco ha sollevato la ventiduesima coppa della sua storia e ha raggiunto una tripletta che mancava dal 1958-’59-’60. Quarte sono arrivate le Sante Marie e terzo il Pallò, con il conseguente secondo posto delle Fornaci che rappresenta la sorpresa più clamorosa di questa edizione. L’annunciata sfilata minimal e di protesta ha contro ogni pronostico conquistato la giuria, e addirittura fino all’ultima scheda la contrada rossa è stata in gara per il primo posto.

Naturalmente le polemiche si sono profuse a fiumi, soprattutto da parte di chi è arrivato dietro: dopo un immane lavoro di carri e scenografia, con annessi costi non certo bassi, finire alle spalle di chi ha portato carri ridotti all’osso e ben pochi tra vestiti e accessori non può che portare sentimenti di rabbia, frustrazione e delusione. A nostro giudizio queste posizioni sono legittime, perché la Festa dell’Uva è spettacolo, gioia e abilità in più settori, e per tali elementi i giurati sono chiamati a giudicare. Reputiamo esagerati certi commenti apparsi nelle scorse ore, secondo i quali la sfilata fornacina rappresenta una favolosa rivoluzione e un esempio da seguire: a maggior ragione perché la storia raccontata in piazza è solo parziale, e comunque tutti i rioni hanno dovuto vivere situazioni di disagio e sedi precarie, senza cercare però mai alibi. Non possiamo però d’altra parte non essere felici nel vedere le Fornaci rialzare la testa, uscire dalle sabbie mobili e prendersi un secondo posto che può essere l’alba di un riscatto e di un vicino ritorno alla vittoria. Il cuore fornacino è sempre stato ribelle, impetuoso, polemico; gli occhi sono sempre stati imbizzarriti, come quelli degli splendidi cavalli del 1985; le mani sono sempre state fuori dalle catene, come quelle che nel 1971 si tolsero in piazza le divise militari e le buttarono nella spazzatura: la sfilata di quest’anno rientra dunque in questa tradizione anticonformista, che sebbene spesso possa suscitare critiche rappresenta una risorsa preziosa per tutta la Festa dell’Uva.

Se questa Festa è stata così bella, al di là delle consuete e immancabili polemiche del post verdetto, il merito è principalmente dell’Ente, in primis del suo presidente Riccardo Lazzerini: tanto è stato fatto per pubblicizzare, valorizzare a arricchire la tradizione più importante di Impruneta, e i risultati si sono visti. Il merito va anche come sempre ai rionali, così pieni di passione e di amore per un paese e la sua Festa. Per un mese migliaia di persone hanno vissuto più al rione che a casa, stringendosi tra le braccia di una famiglia che porta un unico colore e mette tutto in secondo piano a favore di un sentimento che non si può descrivere, ovvero l’attaccamento al proprio rione. In nessun altro posto al mondo così tanti uomini e donne, anziani e bambini fanno le ore piccole per mettere dei chicchi d’uva, cucire un vestito o imparare alla perfezione un balletto: in nessun altro posto al mondo c’è una Festa come la nostra, bella ed unica da 92 anni. Un appunto è necessario a conclusione di questo encomio: non si ha ricordo di cosa più triste della piazza vuota lunedì sera. La mancanza del funerale è un colpo tremendo alla tradizione rionale e allo spirito della Festa dell’Uva, e sebbene sia comprensibile la decisione di non metterlo nel programma dopo gli scontri dell’anno scorso( non i primi, basta ricordare la sospensione di fine anni ’60 e l’annullamento deciso dal Prefetto nel 2000 dopo la scazzottata della domenica sotto il comune), è doveroso che l’Ente rifletta e rimetta questo goliardico e unico momento nel posto che deve avere. Saranno i rionali a capire di dover tornare a vivere le “camiciole” come una serata di divertimento e sfottò: rionali come quello anonimo e per suo dire nostalgico che l’altra notte ha affisso per il paese una lunga poesia volta a celebrare proprio il mitico funerale: “… Stringo una speranza nel cuore, che quando tornerai sarai migliore, e con un po’ più di testa, perché questa, amici miei, è la nostra Festa!”.