Mentre passa il lungo inverno

Mentre passa il lungo inverno

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Letargo di molte vite che si addormentano, grembo di nuove che sbocceranno. Agognato da chi desidera il freddo, temuto da chi trova gioia solo nel fuoco d’agosto. L’inverno è una stagione lunga come le altre, tre mesi e nulla più, ma sembra un periodo che si protrae per molto più tempo, talvolta all’infinito. In un’immagine un po’ stereotipata ma da sempre viva nelle menti umane, la primavera è fanciulla innocente, delicata e sensibile, l’estate è femmina, passionale nei suoi impeti, nel suo intenso ma fugace amplesso di vita, mentre l’inverno è maschio, con la sua durezza, la spigolosità, l’imposizione autorevole, incapace di farsi attraversare dal calore di emozioni. Non si direbbe, ma spostando il velo di quest’immagine depositata, come nebbia in una vallata dopo una fredda giornata, il grande vecchio mostra lati diversi, insospettabili. Non è solo il ghiaccio che si forma sulle fronde di mattina presto, ma anche il sole che arriva verso mezzogiorno a scioglierlo; ci sono meraviglie di paesaggi e pensieri possibili da scovare nelle brevi giornate invernali, non tanto quando cade la pioggia, poetica ma costantemente triste, bensì piuttosto nelle fantastiche giornate soleggiate, come quelle di cui abbiamo potuto godere in questo inizio anno.

Prendete la campagna chiantigiana, un cielo terso e un profondo silenzio d’intorno. Basta poco per trascorrere un pomeriggio, e attivando lo sguardo e il pensiero è facile lasciarsi cullare dalla pungente aria d’inverno. Le vigne sono un’immagine emblematica e bellissima del periodo invernale. Quando soffiano i freddi venti esse sono spoglie, nude, prive di ogni colore e apparentemente non in grado di trasmettere alcuna emozione. Dell’inverno però sono perfetta metafora, poiché al di là di questo aspetto asettico si cela tutt’altro. I loro tralci macilenti covano la vita, le foglie che saranno splendidi abiti per interi filari, sui quali brilleranno succosi grappoli maturi. Così l’aspetto spoglio dell’inverno diventa il grembo materno di qualcosa che nascerà, nutrito dal tiepido sole mai troppo caldo; esso fa presto però ad andarsene, l’inverno è così, concede solo pochi attimi di stupore.

Mentre la stella corre rapida verso l’orizzonte, l’aria si rarefà e il cielo assume colori nuovi. I cieli invernali hanno tonalità splendide, più belle di quelle estive: hanno la luce di un quadro ad acquarello, brillano e pungono la vista come la brina punge la pelle. Sono un po’ malinconici, è innegabile, ma riconciliano con se stessi e con il mondo. Mentre vediamo quel cielo diventare prima rosso poi giallo e poi rosa, ci chiediamo quanto sia distante la bella stagione, se dietro quell’oceano di colori si nasconda davvero la primavera. Lo pensiamo con quell’aria spensierata ed ingenua di quando andavamo a scuola, quando riuscivamo a guardare oltre il buio di un tramonto ormai terminato e vedere l’estate, con la sua libertà eterna. Si è fatto freddo, meglio tornare a casa e trovare la compagnia di un buon camino. Sarà compagno fedele, mentre l’inverno, il lungo inverno, passa, con la lentezza di un vecchio nonno che sa però raccontarci il bello della vita.