Il territorio rionale: SANT’ANTONIO

Il territorio rionale: SANT’ANTONIO

585
0
CONDIVIDI

Nel nome, nel vessillo e nel colore il rione che si staglia nella parte nord-ovest di Impruneta presenta riferimenti al santo egiziano vissuto tra III e IV secolo, Sant’Antonio abate, la cui festa cade il 17 gennaio. La collinetta boscosa che scende fino a sfiorare piazza Buondelmonti prende il nome di Monte di Sant’Antonio, a causa della Cappella sulla sua sommità dedicata proprio all’eremita protettore degli animali: l’identità del rione del Sant’Antonio parte da qui, in una continuità di ideali e valori che contraddistingue la contrada bianca di Impruneta.

La storia del Sant’Antonio, oltre che naturalmente alla Festa dell’Uva, è legata alla tutela e alla salvaguardia della Cappella, in particolar modo dal 1959, quando l’allora Proposto Mons. Binazzi esortò i rionali a ricostruire la cappellina danneggiata dalla guerra.  Ultimati i lavori, nella Cappella fu posta una lapide di incitamento: “Dall’aprile 1959 al gennaio 1960, nelle ore libere dal normale lavoro, la gente del rione, che a questo santo e a questo monte si intitola, ricostruì con amore per l’Impruneta quale incitamento per i rionisti santantoniani che nei secoli futuri questo tempietto visiteranno.” E’ curioso notare come all’interno del manufatto vi sia una reliquia che non appartiene a Sant’Antonio abate bensì a San Leonardo da Porto Maurizio. Nel 1996 un nuovo restauro venne eseguito dai rionali alla Cappella, seguito nel 1998 dal restauro del Ninfeo di Filomela, un tempietto che si trova sul lato nord del monte; non lontano da qui, dalla fine degli anni Ottanta il rione ha stabilito la sua sede, al confine con il Pallò ma sempre sotto l’ombra di quel monte che, sebbene in una parte appartenga ai palloiani, rappresenta il simbolo del Sant’Antonio.

Il territorio del rione è quasi interamente incastonato nel centro del paese. Tre delle sue vie principali, via Vanni, via Cavalleggeri e via della Libertà sfociano tutte in piazza Buondelmonti, così come su di essa si affacciano il parco della Barazzina e le case della “commenda”. Arrivando dalla sede del rione e percorrendo viale Aldo Moro si giunge al bivio noto tra gli imprunetini come Squarci: laddove oggi parte via don Minzoni, un tempo il Sant’Antonio aveva la sede, ricordata ormai solo nella memoria dei più anziani. Proprio via don Minzoni è una delle arterie più caratteristiche del rione, con il suo paesaggio aperto e le case a schiera, ed è stata teatro alcuni anni della cena all’aperto dei bianchi. Sebbene come detto il Sant’Antonio sia un rione urbano e anche piccolo come dimensione, più degli altri però si estende fuori dal capoluogo: infatti dalla meravigliosa aia di Candegli, all’imbocco dell’Imprunetana, le mani del “santo” arrivano fino a Bagnolo, frazione che faceva parte della denominazione del rione fino agli anni Sessanta: rione di Sant’Antonio-Bagnolo.

Via Don Minzoni

Non a caso un gran numero di abitanti di Tavarnuzze sfila da molti decenni sull’Antonio, in una presenza che è andata crescendo parecchio negli ultimi anni. Il popolo antoniano ha dunque provenienze diverse, ma si ritrova a settembre a vivere le stesse emozioni. Il giorno della Festa dell’Uva tutti i rioni per entrare in piazza devono passare da via della Libertà; quando si affacciano nell’arena gremita di pubblico, i cuori dei loro rionali cominciano a palpitare, ma un po’ di più lo fanno quelli dei rionali del Sant’Antonio. Guardando a sinistra, essi vedono le finestre della “commenda” agghindate con le bandiere bianche, tra le quali troneggia la grande effige del santo che viene srotolata. Poco più in là, all’inizio di via Vanni, il lungo striscione invoca rispetto e allo stesso tempo carica i figuranti, consapevoli di essere protagonisti di un singolare incrocio tra sacro e profano. Proprio lì sotto, qualunque sia stato l’esito della Festa, la sera del funerale gli antoniani si fermano e si inginocchiano, in un tradizionale gesto di riverenza: si rinsalda così quel legame profondo tra un popolo, il suo santo e quel modo antico di essere protagonisti nella Festa dell’Uva.