Il simbolo della Festa dell’Uva, il Fiasco, raccontato da Silvia Ciappi e...

Il simbolo della Festa dell’Uva, il Fiasco, raccontato da Silvia Ciappi e Filippo Venturi tra storia, aneddoti ed immagini

ospite d'eccezione Paolo Baldini: tre testimonianze diverse sul "fiasco" come contenitore della tradizione. A tavola, nell'iconografia pittorica, in piazza Buondelmonti.

145
0
CONDIVIDI

Simboli. Storia e storie. Immagini. Ricordi. Uomini.
Emozioni, da commuoversi. Conoscenze, da trasmettere.
La Festa dell’Uva è “società” a tutti gli effetti, patrimonio culturale e tradizione folcloristica che vive, sanissima, ogni settembre dell’anno. Ieri mattina, nel contesto della 92° edizione, la Sala Binazzi di Piazza Buondelmonti ha ospitato un evento di raro interesse, disamina storica dell’emblema per antonomasia della Festa dell’Uva: il FIASCO.

Nell’arco della mattinata organizzata dall’Ente Festa dell’Uva, rappresentato dal presidente Riccardo Lazzerini e coordinata dal giornalista direttore di Dai Colli Fiorentini Matteo Merciai, sono intervenuti esperti in materia. Nel dettaglio:
Silvia Ciappi, specializzata nella lavorazione del vetro, fiorentina ma legata sentimentalmente ad Impruneta, ha spiegato ai presenti i passaggi salienti della storia del fiasco, la sua evoluzione di carattere pratico ed estetico nel corso dei secoli, le varietà e le funzioni.
Filippo Venturi, storico della festa imprunetina ed autore (assieme a Lazzerini) di “L’Uva in Festa” per la 90° edizione (leggi qui), ha invece raccontato il Fiasco all’interno della Festa dell’Uva. Dalla prima rappresentazione negli anni ’30 del ‘900, ai fiaschi installati sopra il pozzo di Piazza Buondelmonti, sino alla discesa e risalita sui carri rionali. Grandezze, altezze, materiale di costruzione, aneddoti legati alle sfilate che hanno visto lo scorrere del fiasco come elemento centrale o comprimario. Excursus storico che ci ha condotto sino ai nostri giorni: l’ultima volta di un fiasco (9 metri di altezza, il più alto mai realizzato) in Piazza Buondelmonti risale all’edizione 2017 e fu il Sant’Antonio – rione poi vincitore – a portarlo.
Attraverso le date, una in particolare, ha avuto un doveroso approfondimento: il 1957 fu l’annata che vide Piazza Buondelmonti dominata da un fiasco epico e mastodontico, 7,20 di altezza, sito sopra il pozzo. A quell’edizione partecipò anche Sandra Milo, era il 6 ottobre. Autore dell’opera fu Paolo Baldini, presente nella Sala Binazzi ed intervenuto a fornire una preziosa testimonianza risalente a 61 anni fa. Paolo ha raccontato, commuovendosi, le sensazioni di allora e il ricordo della Piazza, lui al tempo ragazzo che vedeva una propria costruzione svettare nel cielo di Impruneta. (vedi video)

dav

Hanno assistito all’incontro anche il consigliere comunale di Obiettivo Comune Roberto Viti, l’assessore del Comune di Impruneta Laura Cioni, mentre ha portato i saluti dell’amministrazione l’assessore alla Pubblica Istruzione Sabrina Merenda:
“Un bellissimo progetto che traccia la storia di uno dei più eclettici contenitori della Storia. Il primo a parlarne Boccaccio, per poi avere una progressione nei corsi dei secoli. Il fiasco ha animato le tavole di ogni dove, sigillando lo splendido vestito con cui ricopre il vetro. E quali furono le mani che lo intrecciarono? Ed ecco che un oggetto apparentemente inanimato parla meglio di mille voci, emanando il profumo e gli echi di chi lo ha prodotto. Particolare la Novella del Decamerone, studiata a scuola, dove diventa un protagonista letterario e colorito. Ogni oggetto quotidiano, include una meravigliosa storia di cura e lavoro. Anche questo splendido viaggio storico, fa parte della Festa Dell’ Uva.”