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Il PD di Impruneta va alle Primarie, decisiva la disponibilità di Calamandrei: basterà per tenere unito il partito?

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Il Partito Democratico di Impruneta e, di conseguenza, la politica imprunetina vivono ore decisive e frenetiche. In serata, infatti, l’Unione Comunale si riunirà per decretare in via ufficiale le regole che porteranno alle sorprendenti Primarie, del quale è sicuro partecipe il Sindaco uscente Alessio Calamandrei. Per la data, con tutta probabilità, si opterà per il 29 Aprile. Tutto, visto i tempi stretti, in fretta e furia. La aspettative iniziali, seguendo la linea piddina, erano altre: le Primarie rappresentano solitamente un’azione democratica da esercitare in occasione dei primi mandati, quando l’eventuale Sindaco PD non è più ricandidabile come Primo Cittadino poiché al termine dei 10 anni previsti per legge. In tal caso, invece, Marco Recati e Stefano Bellacci, con il comunicato di pochi giorni or sono, hanno indetto, su disponibilità del Sindaco,  le Primarie in un Comune, quello di Impruneta, dove Alessio Calamandrei sta per concludere i primi 5 anni di legislatura. Semplice il ragionamento che ne consegue: Calamandrei, poiché sfiduciato da alcuni membri dell’Unione Comunale, viene delegittimato nel proprio incarico istituzionale. Non senza curiosità ed incongruenze.

Le prime stanno nei nomi che hanno sconfessato l’attuale Primo Cittadino, eredità di noie intestine al PD con il quale il governo Calamandrei è nato, ha dovuto lottare e con il quale, suo malgrado, potrebbe terminare: Beneforti, Pistolesi, Fossati, Lotti, Aramini, Kraft, Forconi, Guidi, Magnelli, Lepri, Fargion, Franchi, Biagiotti. Volti più o meno storici, più o meno forti, di quel Partito che nel 2013 sostenne alle Primarie Marco Pistolesi, poi perdente nel duello contro Calamandrei. Pistolesi, in questi 5 anni, è rimasto una figura attiva nelle retrovie, spesso citata ma mai direttamente implicata nel governo vigente. In attesa, magari, lui come i “compagni” suoi sostenitori, di una svolta adesso alle porte. Tra i nomi predetti, poi, si registrano consiglieri comunali ed ex consiglieri comunali (la dimissionaria Guidi) appartenenti a quella “minoranza” PD che più di una volta, nel mandato Calamandrei, è stata causa di “numeri legali” mancanti in Consiglio Comunale e sedute costrette al rinvio. Questa è, per loro, l’occasione di costruire politicamente quanto non fu possibile nel 2013.

Le incongruenze riguardano invece la non corrispondenza tra le tempistiche attuate dal Partito Democratico di Impruneta e quanto stabilito dallo statuto interno al Partito Democratico Nazionale. Nell’art 1, infatti, si legge: “Le primarie si svolgono ad una distanza temporale non superiore a otto mesi e non inferiore a quattro mesi dalla data prevista per le elezioni.”
No, non si tratta di cavilli burocratici giunti in soccorso all’opzione Primarie bensì, come sottolinea il Segretario Comunale del PD Impruneta Bellacci, del tentativo di tenere unito il Partito Democratico.

Il quadro, tuttavia, è chiaro. Le scissioni interne al Partito Democratico sviluppatesi in questi anni si sono palesate con forza adesso, comportando l’eccezionalità del caso Impruneta. E adesso al Sindaco uscente, malgrado il rimpasto di Giunta che avrebbe dovuto portare Calamandrei alla seconda ricandidatura senza ulteriori strappi interni, è stato presentato il conto. Da una parte, quindi, la fazione che supporterà ancora Calamandrei per permettergli di concludere quanto iniziato; dall’altra, invece, coloro che lo sfiduceranno optando per un nuovo e carismatico volto dietro al quale v’è, su per giù, la medesima schiera che nel 2013 supportò la candidatura di Pistolesi. La figura prescelta sembrerebbe essere Matteo Aramini, forte a Tavarnuzze poiché egregiamente inserito nella socialità della seconda (per alcuni già prima) frazione comunale, con Pistolesi, chissà, scelto per un ruolo di rilievo nella possibile giunta. Vedremo. Anzi, tra pochi giorni lo sapremo.

Tra tanti chiaroscuri, la luce per il Partito Democratico è, probabilmente, rappresentato dalle altre forze politiche che dovrebbero competere il 10 Giugno, giorno di elezioni comunali. Per il momento le divisioni interne al PD non sembrano essere un caso isolato, analoghe divergenze son vissute dal centro-destra e dal centro-sinistra, incapace quest’ultimo di trovare per il momento una via unitaria che possa delineare una valida alternativa in termini numerici al forte radicamento territoriale del Partito Democratico.