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Oggi con la mia Rubrica Slidelife, vi porterò dentro un viaggio civico e storico, dove le tombe monumentali rappresentano i tratti distintivi della civiltà umana, oltre che un rapporto autentico fra coloro che muoiono e coloro che restano, creando un’unità affettiva, capace di sancire la Memoria Storica. Questo connubio profondo fra Memoria e Monumento narrante, lo abbiamo proprio vicino a noi e talvolta non ci rendiamo conto del suo spessore civico e umano.

Ecco quanto risulta importante far conoscere la storia autentica del Florence American Cemetery (Cimitero Monumentale Degli Americani), ubicato in via Cassia località i Falciani, poco distante da Tavarnuzze,  iniziato nel 1948 e inaugurato  nel 1960. L’intento è quello di portarvi dentro un viaggio nella Storia di un luogo e di un’infinità di percorsi biografici appartenenti a ragazzi di circa 19-20 anni, raggruppati sotto la voce: SCOMPARSI.

 

TAVARNUZZE NELLE ANTICHE CARTE GEOGRAFICHE

Il territorio di Tavarnuzze, già contrassegnato nelle antiche carte geografiche, in qualità di punto perfettamente equidistante da ogni base militare italiana e dai centri maggiori culturali, è per questo poi stato scelto fra tanti, come luogo commemorativo e culla di questi giovani eroi. In nome di questo onore, Tavarnuzze ha il dovere civico di rinnovare il suo presente con un partecipato attaccamento al luogo. Si tratta di un posto evocativo, contraddistinto dal confine naturale del fiume Greve, che divide il tutto in due vaste aree, una appartenente al Comune di Impruneta e l’altra appartenente al Comune di San Casciano, facendone un caso unico e ricco di qualità fra i due splendidi Comuni.

Fu proprio il governo italiano a cedere gratuitamente questa vasta enclave di ‘corrispondenza di amorosi sensi’, agli Stati Uniti d’America, per seppellire le spoglie dei 4402 soldati americani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale e provenienti da tutta Italia, figli della quinta armata del 1943-1945, che compose il Comitato Difensivo degli Stati Uniti, provenienti dai 48 stati e guidati  dal comandante Mark Wayne Clark, morto nel 1984, dopo aver visto morire molti dei suoi ragazzi della Quinta Armata. Volti di splendidi diciannovenni che avevano lasciato la terra dei sogni per venire a morire inconsapevolmente in Europa. A far compagnia a queste anime solenni, anche alcune delle tombe dei 1409 dispersi, che si appellano alla assidua Ricerca di 26 cimiteri in tutto il mondo. Nel corso di questi anni sono stati ritrovati  ben 64 giovani eroi, identificati con nome, volto e storia biografica, mentre 210 sono ignoti. Alla domanda scontata:

Perché alcune famiglie americane hanno deciso di lasciare le salme dei loro figli qui?

Viene data una sola certa risposta.
“Nel 1948 il governo americano si è proposto di pagare l’intero costo del trasferimento di ogni salma ubicata nel luogo. Il 39 per cento delle famiglie americane ha deciso di far restare nel suddetto cimitero le salme degli adorati figli del valore, al fine di celebrare ogni anno il valore della loro vita spesa per la patria, dando onore e gloria anche ad una prematura morte”.

 

IL DIRETTORE ANGEL MATOS E IL SUO TEAM

A raccontarcelo e a portare avanti quella che è una promessa civica ed eterna, il direttore  del Cimitero Americano, Angel M. Matos, che insieme a Fiorenzo Iacono e l’intera squadra: Marco Bazzani, Domenico Beccia, Simone Bernardini, Graziano Chiodi, Antonio Cirri, Aldo di Leonardo, Filippo Guarducci, Leonardo Meucci, Carlo Nesi, Claudio Nesi, Sandro Pinzauti-capo squadra; Gaia Salvafondi, Elia Viviani, Paolo Viviani, ogni giorno lavora come un team motivato e partecipato, non solo per preservare questo ‘giardino dell’Eden e del valore civico’, ma anche per portare avanti una Ricerca continuativa sui dispersi, dettata da ore di ricostruzione assidua e operazioni attive sui percorsi esplorati durante la Seconda Guerra Mondiale, nel tentativo di ritrovare i loro resti.

PRESERVAZIONE DELLA BIOSFERA

Il luogo vanta di una cura maniacale per ogni particolare che va a formare l’immensa area verde e nel corso del tempo non si può assolutamente modificare nessuna specie vegetale esistente, nel rispetto di una biosfera precisa e scelta molto tempo fa. Ogni operaio, giardiniere qualificato preserva questo e contribuisce a farne un patrimonio unico territoriale e mondiale, governato da valori di continuità, dove la sostituzione di una pietra corrosa dal tempo, o la conservazione di un albero sono segni di un lavoro continuo e rispettoso di certi canoni. Più che operai sono ‘api operaie’ di un progetto immenso, considerati dal loro direttore, parte fondamentale e come una grande famiglia.

IL LAVORO COME PRIVILEGIO UMANO E LA SCUOLA COME PARTE ATTIVA.

Niente li spaventa nella loro mansione e opera, nulla ferma coloro che ogni giorno vivono questo lavoro come uno dei più grandi privilegi della vita, atto a  far conoscere al mondo, alle scuole di ogni tipologia e grado, i temi dell’esilio, della patria, della giustizia e dell’esaltazione dell’impegno civile, partendo dall’individuazione di una biografia di vita. Argomenti per niente scontati e di un autentico spessore umano per i ragazzi di ogni età. Percorsi rintracciabili in un cammino storico e allegorico, da intraprendersi tra croci latine e stelle di David, inserite in un contesto paesaggistico unico al mondo.

GLI ARCHITETTI DELL’ETA’ DELL’ORO

Questo contesto esiste grazie a due magiche storie di team e organizzazioni legate all’Architettura. La prima riguarda la storia di un’associazione di architetti a cui dobbiamo la costruzione del cimitero. La Mckim-Mead e White Building, decretò il suo stile monumentale nei primi del ‘900, per aggiudicarsi l’appellativo di “architetti dell’età dell’oro”, sorpassati solo dall’avvento dei grattacieli e siglati come gli ultimi pionieri del monumentale. Fantastica anche l’impronta degli architetti Clarke e Rapuano, della scuola di ortocoltura legata alla memoria storica. La loro collaborazione iniziò nel 1934 con progetti di architettura multidisciplinari negli Stati Uniti d’America. Importanti i disegni per alcuni parchi-giardino di Manahattan e il Central Park di New York. Ricevettero commissioni per parchi, autostrade e viali che accompagnano i grandi parchi o cimiteri monumentali. La loro collaborazione terminò nel 1975.

BOY SCOUT, TURISTI, IL VIAGGIATORE SENZA DESTINAZIONE

Oggi perfino i Boy Scout approdano nel luogo per passarci dei week end istruttivi e i ragazzi delle scuole vengono accolti senza pretese con lo scopo di dargli il benvenuto in una stanza di accoglienza e poi partire dalla biografia di alcuni soldati per ricostruire la storia di una memoria che non deve andare perduta. Il turista che passa dai Falciani con il pullman o in auto, si dirige anche fuori itinerario a visitare il luogo e il rapporto con le guide turistiche è splendido. Si parla tanto di Multicultura, condivisione di idee, linguaggi, ecco che qui basta stare pochi minuti per accorgersi che esiste ed è nel nostro territorio del Chianti. Il direttore Angel Matos dice:

“La maggior parte delle persone dovrebbe imparare ad apprezzare e godere dell’intero viaggio e non focalizzare tutte le energie sulla destinazione. In tal modo si apprezzano molte più cose.”

Vuole dirci che spesso un turista si concentra solo sulle mete importanti, segnalategli dalle loro agenzie, e più che giuste, ma spesso il viaggio conserva delle sorprese di cui bisogna godere, e in questo caso il Cimitero Degli Americani lo è. Oltre ad essere una sorpresa può essere un progetto fissato da tempo e condiviso con tutti. Aperto ad ogni visitatore.

DAL PROGETTO SPIRITUALE ALLA STORIA DEL SOLDATO CHARLIE O DI EUGENE P. FORD.

L’unico elemento che non garantisce stabilità è il tempo: muta, tradisce, sancisce e dissolve. Per alcuni diventa tutto. Così per le famiglie dei ragazzi dispersi, che da quel lontano 1943-45 non si sono più date pace, nella speranza di rivedere i loro figliuoli a casa di nuovo. Oppure ci sono famiglie ormai defunte, dove restano superstiti solo alcuni parenti dei dispersi. Come nel caso di una signora americana di 90 anni circa, sorella di un ragazzo allora diciannovenne dato per disperso 73 anni fa. Lei poco tempo fa ha ricevuto una lettera di avviso dal governo, in cui le si comunicava che i resti del fratello Eugene P. Ford erano stati ritrovati nell’isola di Vis in Croazia a bordo di un relitto aereo. Lo hanno rintracciato grazie alle famose mappature dei tragitti della Guerra. La conferma è avvenuta dopo l’accertamento del DNA e grazie ad opere di ricerca condotte per anni. Il direttore Angel M. Matos , con gli occhi lucidi dice:

“E’ sempre emozionante comunicare ai familiari il ritrovamento del corpo appartenuto a qualcuno che hanno amato e atteso da sempre. E’ un po’ come restituire alla famiglia non solo quel che resta di un corpo, ma di più…Un sogno realizzato e atteso per ben 73 anni. Si restituisce dignità ai corpi dimenticati e non celebrati, oltre a dargli finalmente un volto e una storia”.

Veri diari di vita. Lo stesso Angel M. Matos tiene un diario della Ricerca da lasciare un domani a chiunque lo potrebbe sostituire. E cosa dire della storia raccontata da Marco Tofani, appassionato cultore di storia moderna e contemporanea, Presidente dell’Avis di Prato: era il 1962 quando a soli 15 anni si recò in visita al Cimitero Militare Americano dei Falciani, per cercare un posto colmo di quiete e vegetazione in cui studiare. Essendo un adolescente sentì però il bisogno intimo di trovare un amico quasi coetaneo. Si alzò e decise di scegliere una croce datata 29 dicembre 1944, niente nome, nè volto, un disperso, comparso fra i nomi di quella Compagnia. Sulla tomba c’erano le indicazioni precise sulla Brigata Aerea di appartenenza, il Gruppo, lo Squadrone…

Si affezionò a lui, immaginando la sua storia. Da quel momento la sua mente e il suo spirito si sono evoluti, con una energia positiva. Fin quando allo scadere dei 60 anni dalla  morte di colui che aveva scelto, decide di ricercare notizie su di lui, partendo dal suo tenente Uhl. Intanto era diventato un uomo, conosceva i custodi, decise di partire per l’America. Un volo felice per essere accolto dal nipote Glenn Spiegel, il quale gli racconta dello zio, facendogli avere la foto. Il soldato Charles era nato nel 1922, era uno scapolo, dato l’età e si era diplomato nel 1943. Marco Tofani aveva così la sua storia consacrata per sempre, potendo far vedere a tutti la foto del suo amico. Si erano scelti a vicenda, cambiandosi la vita…

“Le anime vogliono la Storia e cercano umanità”. Così si direbbe.

 

PICCOLO VIAGGIO ARTISTICO

A darci un chiaro quadro storico artistico, sono le opere bellissime contenute all’interno del Cimitero. La scultura “Lo spirito della Pace” eseguita dallo scultore Sidney Waugh,  morto nel 1963 ne è un primo esempio. Evoca la pace come scelta di vita, l’arte come la sua espressione. Meraviglioso il mosaico dentro la cappella situata nel versante verso San Casciano, che domina tutta la veduta del luogo, la quale è un punto di riferimento per ogni religione. Il mosaico fatto da Fabrizio Cassio, progettato da Barry Faulkner, raffigura l’immagine delicata di una donna, simbolo della Memoria, ed è arricchito di oro e decorazioni floreali con piccole rose. Se pur nella sua composizione sobria, ricorda i quadri di Klimt per la dolcezza e il potere evocativo che sprigiona. In questo piccolo viaggio artistico si incontra la figura del grande Bruno Bearzi, bronzista e restauratore tanto caro alla città di Firenze, che qui ha riprodotto l’intera mappatura delle operazioni belliche condotte dalla quinta armata del nord Italia.

Bruno Bearzi, di cui troviamo la sua opera ampiamente descritta nel libro “Le Guerre del Paradiso”,  ha lasciato così anche qui la sua impronta dopo aver restaurato il portale in oro fuso eseguito da Lorenzo Ghiberti per il Battistero di San Giovanni a Firenze. Oltre ad aver restaurato la porta, l’ha anche protetta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nascondendola in un luogo protetto e rimettendola poi al suo posto, facendo la stessa operazione durante l’alluvione del 1966 a Firenze. Ritrovare l’impronta di questo grande artista, anche in un’opera all’interno del Cimitero Degli Americani, non fa che valorizzare un luogo dal profondo significato civico.

 

LA MEMORIA NELLE NUOVE GENERAZIONI

In ultimo abbiamo il Muro del Pianto, con i tanti nomi dei dispersi fra cui si notano alcuni contrassegnati da un simbolo…indicante che la persona dispersa è stata identificata, ritrovata. Così anche io scattando una fotografia scelgo un nome: Johnson Rudolph…Gli uomini giacciono solo se la Memoria muore e la narrazione cessa. Altrimenti tutto ricomincia a vivere da capo,  grazie alla Ricerca, la Storia, la Cultura, la narrazione. Noi ricordiamo grazie ai nostri nonni che ci hanno raccontato la Storia vissuta, quella reale, fatta di aneddoti da aggiungere ai libri di Storia, ma i nostri figli riusciranno senza questi grandi Patrimoni Civici a raccontarlo ai loro bambini?

Ecco che Ugo Foscolo direbbe che l’uomo non può garantire nessuna durata né a se stesso né alla propria memoria, come invece fanno le lapidi sepolcrali, le uniche in grado di proteggerla.

 

 

 

 

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”