UN’ALTRA GRAN FIGURA

UN’ALTRA GRAN FIGURA

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Volendo parlare in termini di fatalità, senz’altro quest’ultimo periodo per l’amministrazione imprunetina non è stato molto fortunato. Esprimendosi invece più concretamente, possiamo dire che le sentenze dei tribunali hanno messo alla berlina il nostro Comune come non mai. Un mesetto fa il Tar ci ha condannati per la chiusura senza atti della scuola di via Roma, mentre il 14 novembre l’ennesima figuraccia è arrivata dalla vicenda del parco di Sant’Antonio: Lodovico Scarampi ha vinto la sentenza contro il Comune da lui intentata nel 2015 per la mancata manutenzione del parco. Vogliamo parlare di questa storia partendo però non dalla critica, ma dalla proposta, risalendo alle origini del tutto. Nel febbraio 2015 il sig. Scarampi ci contattò per proporci di fare una passeggiata un sabato nel parco di Sant’Antonio.

Nel corso di quella piacevole mattinata avemmo modo di conoscere la storia del parco, nato nell’Ottocento come area botanica dall’idea di Filippo Parlatore, e fummo portati alla scoperta dei suoi angoli più nascosti e preziosi. Scarampi ci mostrò le pessime condizioni in cui il parco si trovava, ridotto ormai ad un bosco, e ci rivelò di aver già chiesto più volte un intervento d’urgenza all’amministrazione comunale. In seguito a questa visita, elaborammo e rendemmo pubblico un nostro progetto di recupero del parco di Sant’Antonio, che prevedeva di rendere nuovamente l’area una riserva botanica in grado di attrarre turisti ed essere fruibile dagli imprunetini; come primo atto proponemmo di partire dal restauro dell’antico ingresso, posto in via Aldo Moro, con il coinvolgimento dei cittadini e delle fornaci del cotto.

Chiedemmo ed ottenemmo un incontro col Sindaco per sottoporgli il progetto. Calamandrei ci promise di rivederci entro breve tempo, ma non si fece più sentire, ed anzi a giugno, in seguito alle nostre proteste, affermò pubblicamente di non averci mai incontrati. Sarà riuscito a farla franca con il Collettivo, ma non potrà certo farlo con la sentenza del giudice Virginia Mazzeo, la quale ha condannato il Comune per non aver mai “adempiuto all’onere/obbligo di destinare a verde pubblico i terreni ricevuti in donazione”, come accertato dalle perizie dell’ing. Bouhageb: è emersa una “vegetazione sviluppatasi senza controllo” e “in totale stato di abbandono”. Il comune in questi anni ha agito in maniera pilatesca, cercando di passare la patata bollente alla Racchetta, che ha avuto per il biennio 2016-2017 il compito di sistemare il parco il più possibile: l’ottimo lavoro dei volontari (a cui ci doliamo di non aver mai potuto purtroppo dar mano) non ha comunque potuto modificare una situazione largamente compromessa. L’amministrazione non ha rispettato le volontà della marchesa Carrega, la quale donò nel 1981 l’area chiamata parco di Sant’Antonio affinché potesse essere una risorsa per il paese. La parte di confine finita nel 2009 nella proprietà comunale si trova, secondo l’analisi del Dott. Lastrucci, in stato di totale insicurezza, con “rami pericolanti” e piante di cui si consiglia l’abbattimento.

In merito ad essa, si è espresso pochi giorni fa il consigliere Viti, del quale condividiamo in pieno la proposta di restituzione di tale area al sig. Scarampi, erede universale della marchesa Carrega. Se forse l’amministrazione Calamandrei avesse avuto il buon gusto e l’intelligenza di dialogare per tempo con il sig. Scarampi e di ascoltare le proposte fatte per il parco, tra cui la nostra, oggi non saremmo costretti a vedere l’Impruneta umiliata, a ragione, in un’aula di tribunale. La sordità e la boria di questa amministrazione fanno pagare per l’ennesima volta le conseguenze al paese e ai suoi tesori, di cui il parco di Sant’Antonio rappresenta uno dei più belli e preziosi.