La Fiera dell’Antella è alle spalle…modi di dire, “novità” e certezze della...

La Fiera dell’Antella è alle spalle…modi di dire, “novità” e certezze della tradizione antellese

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foto di Lorenzo Lombardi

La Fiera dell’Antella è alle spalle ed il paese, per un giorno (facciamo due considerando il mercatino del Calcit) preso d’assalto dalle comitive turistiche provenienti al massimo da Ponte a Ema, ricade in una preziosa quiete. Finite le code lungo via Brigate Partigiane e rimaste solo le briciole dei pacchetti extra-large dei brigidini, l’antellese si alza dal letto con un solo pensiero fisso: la prossima Fiera.

E una domanda, alquanto retorica sapendo già la risposta: che pioverà anche nel 2019?

La Fiera non è come i “fochi” di San Giovanni. All’Antella non si dice “gli eran meglio quegl’altr’anni” ma, frase ormai d’inerzia che l’antellese doc DEVE pronunciare (a rischio la scomunica) è: “Come l’è la Fiera quest’anno? Come sempre…ogni banco al suo posto!”.
E infatti, caratteristica della Fiera, il suo essere immutabile ed immobile. Tutto cambia, diceva quello, tranne la Fiera dell’Antella: dal 1871 le stesse bancarelle rigorosamente al medesimo angolo in un ritmo cadenzato perfettamente armonico che non va intaccato. “Andiamo, si va dagli animali”: là, a destra, sulla via che sbocca al tabaccaio. Oppure: “Guardiamo cosa ha il banchino militare”, là di fronte ai giardini. Quest’anno, eccezionalmente (parola che stona nel contesto della fiera), non c’è stata la ruota dell’USD Antella 99 con Gino, il nonno di Giacomo, da sempre tra i più fortunati alla lotteria.

Quando c’è la Fiera all’Antella è festa Nazionale. Un Natale anticipato, un pò dappertutto, soprattutto a tavola: antipasto, primo, secondo. Tutto doppio, e dolce. Tanto poi si smaltisce a forza di “vasche” tra i banchi della fiera.
Obbligatorio per i ragazzi in età scolastica “fare forca”: una volta (una eh) che c’è qualcosa all’Antella, non vorrete mica andare andare a scuola? Noi, da piccoli, compravamo le pistole a pallettoni e ci si “sparava” ai giardini…ma, ripensandoci, anche le tartarughe d’acqua son belline.
Di interessante, antropologicamente parlando, son gli incontri occasionali con persone che non vedi da tempo: un “Come stai? Io bene. Te come va? Bene dai. Tutto bene allora. Allora Ciao.”, di raro imbarazzo.

Nel corso degli anni, nella fissità della Fiera, qualcosa è sparito e qualcos’altro è arrivato: bei tempi, ad esempio, quando la Macelleria Paoletti offriva panini con affettati e porchetta più un bicchiere di vino alla gente. Gratissse, s’intende. E via Peruzzi si affollava di pance piene fino a rallentare il traffico. Bei tempi anche quando i giovani dell’Antella provarono l’esperimento del dopo-fiera, con musica e aperitivo al CRC Antella, per dare seguito alla chiusura dei banchi alle 20.
Oggi, invece, ci sono il punto di ritrovo Bangerang di Nicco Berni, la musica di Lorenzo Fortino di Isoma, le giostre e i giochi a rendere la piazza viva e vissuta. Fermi tutti, questa è forte come le nuove grappe di Nicco: anche il Roggi, ieri, era aperto.

Insomma, la tradizione resiste, smussa gli angoli ma non cambia con un’unica, solida, certezza, conosciuta nei cinque continenti: “Non è Fiera dell’Antella se non piove!”