Recensione dello splendido spettacolo “Re di uno spazio infinito” – Amleto

Recensione dello splendido spettacolo “Re di uno spazio infinito” – Amleto

Presenza scenica, autonoma forza di ogni singolo attore, in un ‘Cult d’eccezione’, con interpreti splendidi e senza comparse

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Oggi la mia Rubrica Slidelife, che parla di intenti umani e motivazioni singole e di gruppo, vuole trasportarvi con una lunga ma necessaria recensione, all’interno della rappresentazione teatrale “Re di uno spazio infinito”– Amleto, per scoprire uno dei ‘tesori’ della nostra cultura territoriale.

 

Il 22, 23 e 24 Marzo alle ore 21, presso il Teatro Moderno di Tavarnuzze in Via Gramsci, l’Associazione “Vieniteloracconto” di Massimo Mattioli e Paola Coppini, ha rappresentato la Tragedia scritta da Shakespeare, l’Amleto, dal titolo evocativo: “Re di uno spazio infinito”.

Una tragedia dalla trama semplice, dove i personaggi che la animano, hanno però una profondità introspettiva stupefacente. Le debolezze e i difetti dell’uomo vengono messi in risalto, fino ad essere la causa del suo amaro destino. Amleto è un eroe mancato, perché pur tentando disperatamente di vendicare l’assassinio del padre, Re di Danimarca,(compiuto per mano dello zio Claudio, divenuto il nuovo marito di sua madre Geltrude), causa solo altro dolore e tanti ‘drammi nel dramma’.

La vendetta lo acceca, lo rende furioso, così come il sentimento di possesso nei confronti della madre. Si trova a contorcersi interiormente, fra il desiderio di punire la madre e quello di abbracciarla intensamente. Un’attrice straordinaria, una presenza femminile importante, quella che interpreta Geltrude, la quale fa vivere allo spettatore il difficile binomio madre-donna. Geltrude vuole amare ancora, cede alla passione terrena per Claudio, scordando l’amore del defunto marito. Questa scelta annulla tutte le sue qualità di madre, facendola rinnegare agli occhi del figlio Amleto, giudice irremovibile della sua condanna morale. Colei che la interpreta ridonerà con un’intensità unica, tutto il suo valore di madre allo spettatore, nel momento stesso in cui potrà colloquiare segretamente con il figlio, ristabilendo con lui un legame viscerale, simbiotico, fino a morire al posto suo. Amleto è interpretato, come non mai, da un giovanissimo e talentuoso interprete, che si muove sul palco padroneggiando la scena, trasportando lo spettatore nell’abisso dei suoi tormenti interiori, con una fisicità scenica dirompente e la capacità di creare nello spettatore un altro dubbio amletico: è un folle o ha ragione?

Talvolta lo spettatore si trova completamente dalla sua parte, come quando con un’enfasi unica interpreta la scena in cui gli appare il fantasma del padre. Lo spettro prende le sembianze di mani e braccia che spuntano dal palco, che si è trasformato in un terreno brulicante, dove la morte si annienta, per sostituirsi ad un groviglio di amore e sofferenza, capace di divorare il volto e il corpo di questo disperato Amleto, completamente serrato fra le mani e le braccia di chi lo stringe. Il pubblico ammutolito non vede più il palco, la scenografia, ma il groviglio di pianto e ribellione. Il fantasma, dalla voce intensa e umana, non può essere la materializzazione di un Satana camuffato, ma solo la personificazione di Amore. Lo spettatore, invece, detesta questo giovane sconvolto dalla sete di vendetta, quando arrabbiato per il sottile tranello della dolce Ofelia, si scaglia contro di lei, rifiutandola e umiliandola, fino a portarla al principio della sua pazzia. Una follia magistralmente messa in scena da una giovanissima attrice, espressiva e silenziosa figura di scena nella prima parte e macabra figura della dispersione della donna, nella seconda parte. Con un canto sottile, una cantilena quasi demoniaca, presagio di morte, arriva al pubblico il suo acuto strazio interiore per la morte del padre, fino ad ammutolire la platea. Pochi attimi, intensi, veri come spade che arrivano al cuore. Lo spettatore vorrebbe strapparla dalla sua sorte di donna pugnalata nel cuore e portarla via. Un’Ofelia moderna, sottile, nobile d’animo, che arriva al cuore, con i suoi lenti movimenti, l’espressività del volto, segno di una interprete completa.

Una principessa tradita, trovata morta in un fiume, dove la sua purezza e ingenuità di giovane donna, annega per sempre con le sue ghirlande di fiori: i suoi sogni, persi per sempre nelle acque del fiume, come scompaiono nel nulla, i sogni di tante ragazze. E l’unica figura che non ripudia, inganna, uccide, sceglie nel dubbio amletico sempre la vita, è quella di Orazio, interpretato da un solido giovane attore, che incarna la fedeltà verso Amleto. Un interprete non invadente, come solo un vero amico può essere, capace di credere in Amleto a prescindere dai fatti. Sarà lui a dominare la scena quando questo bellissimo spettacolo teatrale finirà e nonostante l’interpretazione magistrale di un Amleto che rapisce, lui riuscirà a restare impresso nello spettatore, con la sua voce ferma e convincente. Impossibile non restare segretamente vicini all’antagonista di questo dramma, interpretato da un attore bravissimo, che porta sulla scena il nuovo Re Claudio, non come un mostro irreale o un classico uomo perfido e venale, ma come un uomo ‘peccatore’, simile all’uomo di ogni giorno, che facilmente può entrare nel baratro del male, senza sapersene liberare. Nel male che fa, prima uccidendo il fratello, come uno dei tanti Caini storici, poi avvelenando la coppa riservata ad Amleto e intingendo le spade di veleno, resta convincente nel suo amore per Geltrude, che avrebbe voluto risparmiare. La bellezza di questa rievocazione dell’opera di Shakespeare, risiede nel fatto che intorno ai suoi personaggi primari, trascinati dalla forza espressiva del giovane attore Amleto, non esistono personaggi secondari o comparse. Un consigliere Polonio, padre di Laerte e Ofelia, interpretato come fosse un protagonista.

In fondo cosa è mai un consigliere? Che ruolo può mai avere un ciambellano di Corte? Il ruolo di innescare diffidenza in Ofelia, fino a causare la reazione di Amleto, miccia della pazzia di Ofelia. Come funge da elemento scatenante riguardo la scelta di Amleto di fingersi fuori di senno. Mentre con una follia lucida, tanto da far apparire il tutto una disgrazia, ucciderà il consigliere, che morirà sul palco come un Re cattivo e non come un consigliere qualunque. E cosa dire di Rosencrantz e Guidenstern, interpretati fedelmente da due giovani attori? Chiamati dal Re per scoprire il motivo della presunta follia di Amleto, a momenti ci appaiono ‘Giullareschi’, per il loro modo quasi ironico di accostare il tradimento fatto ad Amleto, per poi incarnare perfettamente la subdola perfidia, utilizzando la compostezza tipica con la quale si presenta. Questi due giovani attori sono squisitamente in sintonia fra loro, tanto da apparire un’unica figura in azione, risultato che lo stesso Shakespeare avrebbe voluto ottenere. Qualunque ruolo si cerchi di dargli, sono la cornice fondamentale. Così come sono cornice e Storia, i due attori che interpretano Voltiman e Cornelius, i cortigiani che saranno inviati in Norvegia per convincere Fortebraccio a non attaccare la Danimarca. Hanno un ruolo importante questi due attori, perché devono portare il pubblico a capire l’ambientazione storica del Dramma e lo fanno in un momento al culmine della storia, in cui sarebbe facile distrarsi, ma grazie a loro non accade.

Un ruolo di inizio e di narratori indiretti, lo avranno le due guardie dei bastioni del castello, Marcello e Bernardo, i quali invece apriranno la scena a inizio spettacolo, stessi evocatori di uno spazio infinito, che incute paure e dubbi. Ma questa tragedia non si rende autentica solo per i suoi attori o per la capacità di coinvolgere il pubblico negli stacchi in cui i protagonisti piombano giù dal palco per confondersi fra gli spettatori, invadere la platea di paura e suspense, questo dramma è reale perché rappresenta con una scena concreta la concatenazione della vita reale(il dramma reale) con la finzione( lo spettacolo teatrale). Sarà rappresentato fedelmente, da una giovanissima attrice e un solido attore, rispettivamente nei ruoli del Re e la regina di Danimarca, nei tempi anteriori l’uccisione dello stesso Re. Essi rappresentano uno spazio chiarificatore per il pubblico e i personaggi, in grado di svelare con astuzia la verità sull’uccisione del Re di Danimarca, dando alla vita, al dramma, quel ruolo inaspettato e talvolta studiato, della finzione. La giovane interprete fa intuire la mutevolezza dell’essere femminile e come prima di conoscere Claudio, Geltrude fosse sincera e devotamente innamorata, e il Re con la sua presenza scenica non è più uno spettro, ma finalmente un uomo capace di narrare.

E proprio per far capire come ogni personaggio acquisti in questa rappresentazione, un valore autonomo incredibile, basta focalizzarsi sulla scena in cui due becchini sotterrano il corpo della giovane Ofelia, interpretati da due attori straordinari, con un realismo altissimo, dando a questo mestiere un notevole spessore, giocato fra il realismo quotidiano, macabro, e l’illusione della vita, volata via con corpi e teschi, che pur essendo materia, sanno narrare per bocca del ricordo. Il palco si trasforma ancora in terra, sfruttando un’apertura interna e ad un certo punto Amleto vorrà sparirci dentro, per recuperare tragicamente l’amore per sempre perduto di Ofelia, dopo aver fatto della nostalgia provata per la figura scomparsa di un giullare, la leva della sua razionalità riacquisita. La morte toglie, la morte dona; strappa i corpi, gli amori, i progetti e lascia a chi resta, se non ha saputo amare abbastanza, l’amarezza, il rimpianto. Agli animi contorti non resta che smettere di porsi le domande riguardo la scelta di vivere, per scegliere di amare. Così, come è tanto l’amore che esiste sulla scena di questo spettacolo, il cui segreto consiste nella continuità, che vede solidi e ‘germogliosi’ attori lavorare in un connubio splendido, dando tanto onore ad un’Associazione in piedi da tanto tempo, capace di formare giovani nella cultura e per la cultura.

Termino questo mio ‘occhio’ delicato sulla figura di un giovane postino, in scena pochi secondi, raccordo necessario e realistico. Il teatro è fatto di accordi, simili alle note musicali. Il pianto e l’ira di colui che interpreta magistralmente il fratello addolorato di Ofelia, Laerte, voce della sua coscienza, guida inequivocabile per lei, arriva al pubblico come l’ululato di un lupo, fino a creare per lui uno dei sentimenti più nobile dell’essere umano: la compassione. Ed ogni figura acquisisce il senso della storia nella Storia, come quella di Fortebraccio, senza la quale sembrerebbe solo uno dei tanti drammi moderni, perché moderno il suo realismo, ma necessariamente antico e storico il suo spessore.

SLIDELIFE: LA VITA CORRE; LE IMMAGINI SI SUSSEGUONO, MA GLI INTENTI DEGLI UOMINI RESTANO.

Si ringraziano tutti coloro che hanno interpretato questa rappresentazione dell’Amleto, di cui qui sotto potete leggere i nomi con i ruoli:

AMLETO Manuel Rossi
RE CLAUDIO  Filippo Signori
REGINA GERTRUDE Susanna Raimondo
LAERTE             Neri Landini
ORAZIO             Pietro Landini
OFELIA             Eleonora Poggi
POLONIO            Alessio Escorri
ROSENCRANTZ      Olmo Paoletti
GUILDENSTERN    Tommaso Palazzini
LO SPETTRO voce   Andrea Stiaccini
MANI SPETTRO      Andrea Vitali
1° ATTORE               Andrea Stiaccini
2° ATTORE               Michele Marinelli
ATTRICE                 Noemi Pulignani
FRANCESCO          Alessio Pellegrini
MARCELLO           Lorenzo Marziano
BERNARDO           Matteo Di Ienno
VALDEMAND         Marco Calosi
1° BECCHINO        Andrea Vitali
2° BECCHINO        Michele Marinelli
OSRIC              Leonardo Fallerini
FORTEBRACCIO    Cosimo Calvelli
MARINAIO           Alberto Del Bigio
MAESTRO D’ARMI     Tommaso Pacciani

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BREVE CURRICULUM VITAE: “ Mi chiamo Sabrina Merenda e sono una Pedagogista intrepida, specializzata in Psicologia Dell’ Età Evolutiva. Ho varcato da tanto il mondo dell’editoria con la pubblicazione di tanti testi di Antropologia, Storia, Romanzi, Novelle. Premi e riconoscimenti importanti hanno incoraggiato il mio cammino ma tramite il Giornalismo ho realizzato il mio obiettivo di portare la notizia ad essere il trampolino di qualcosa che va oltre l’informazione, per concretizzarsi in una nicchia dedita alla Biografia Umana: singola o di gruppo, territoriale o privata. Mi interessa l’iniziativa dell’uomo in generale. Nella mia Rubrica Slidelife c’è uno spazio speciale dedicato ai bambini e ai giovanissimi, nel tentativo di dargli una visibilità umana rivolta ai loro intenti o alle loro imprese. Sono la creatrice dei Corsi Geniuspen rivolti ad un approccio Giornalistico fra i giovanissimi e gli Over. L’Etica e il rispetto di essa è il mio valore più grande. Non ascolto cosa la gente dice ma quello che la logica spiega. Credo nell’impossibile perché scrivere oggi è difficile ma sono qui e amo il mio lavoro con tutta me stessa. Ogni volta che narro una vita, un’impresa, una sfida, vivo a 360 gradi la vita degli altri e ascolto senza registrare perché dico solo quello che il mio interlocutore vuole ma ascolto la sua vita oltre.”