Le ragazze di “Casa Wanda”: l’entusiasmo di ritrovarsi ogni lunedì, da sette...

Le ragazze di “Casa Wanda”: l’entusiasmo di ritrovarsi ogni lunedì, da sette anni, per il CALCIT

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“Lei è stata la fondatrice, noi le continuatrici della sua volontà: tenere aperta questa casa, renderla viva e felice. Il calore che ci dà è quello di ritrovarsi, stanche dopo giornate di lavoro, di corsa e con le cose da rimettere il martedì”. 

Al n.134 di via Pian di Grassina, zona Bubè, c’è un’abitazione un pò più speciale delle altre.
La targa fissata sul muro la identifica: “Casa della Wanda”, scritta blu su fondo bianco, luogo di riferimento della socialità ripolese legata ad una storia ben definita, quella del CALCIT. La porta è chiusa ma solo per il freddo, spalancata a coloro che vogliono collaborare, aiutare, conoscere.
E’ lunedì sera, entriamo.

Ad accoglierci ci sono le “Ragazze di Casa Wanda”, dieci volontarie che ogni settimana si riuniscono, collaborano ad un fine comune, lanciano idee e lavorano per trasformarle in “chicche” da vendere ai mercatini organizzati dal Calcit: sono Tiziana, Ivana, Rosaria, Sandra, Renata, Emanuela, Patrizia, Paola, Daniela, Giusy.  Grassinesi di nascita o adozione, anzitutto amiche, da ben sette anni varcano la soglia della casa che fu di Wanda Tofanari Masi, la fondatrice del Calcit, per tener vivo ciò che lei iniziò nel lontano 1985.
Tre valigie, ricolme di stoffe da rielaborare, ingombrano la sala mentre sulla parete destra v’è la foto di una giovane donna in bianco e nero: è Manuela Masi, la figlia di Wanda ed Aldo, strappata alla vita nel 1979 a soli 27 anni. Da quel dramma incolmabile nacque, come una piccola fiammella di rivincita, il Comitato Autonomo di Lotta Contro I Tumori. 

Cosa fanno da sette anni a questa parte, ogni benedetto lunedì, le ragazze di Casa Wanda?
Usano l’ispiriazione e danno una geometria ai propri pensieri, assemblano scarti, costruiscono oggetti, inventano prodotti. Il tutto forgiato sul materiale che viene donato loro dalla popolazione, rielaborato a suon di “costo zero” e “fai da te”.
Ne sono esempio i porta pane generati dalle balle del Jolly Caffè, poi cuciti dalle sarte che collaborano con Casa Wanda; o il ferro di cavallo decorativo realizzato per queste festività natalizie, con una spiga di grano a dar quel tocco di campagnolo all’ornamento.
Il pezzo forte del repertorio, però, per durata e successo è un altro: l’ArrostCalcit, invenzione nel contenuto e nel nome. Manca solo il brevetto.
Cos’è? Un insieme di spezie, salvia, rosmarino, pepe, sale perfetto mix per condire l’arrosto e non solo, condensato in un vasetto griffato Calcit.

“Ogni anno lo proponiamo perchè le persone lo cercano e ne chiedono uno o più barattoli. Con le nostre idee vogliamo incontrare i gusti e le esigenze delle persone”, spiegano le ragazze.

Oltre a ciò, a Casa Wanda si realizzano grembiuli, abiti per le Barbie (cuciti da Dina) ed altro ancora. Tutti gli oggetti che ne nascono, dietro l’apparente semplicità, celano storie, lampi di genialità, impegno, manualità e, soprattutto, condivisione.

“Il tempo che trascorriamo qui, dedicandolo al volontariato e al Calcit, ci gratifica ed ha un valore umano e sociale non indifferente. Ci piace pensare che Wanda, da lassù, vedendoci riunite nella sua accogliente casa, ci strizzi l’occhio ed accenni un sorriso di felicità”.